Springsteen on Broadway #Springsteen #Broadway

Momenti che durano dal 1984 in cui mi dico: non farò questo per sempre. Un giorno potrò fare qualcos’altro. Ma in fondo, poi, Lorenza, dai. Perché smettere?

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Springsteen on Broadway #Springsteen #Broadway

Tassista Cino-coreano a me: Ma è festa nazionale oggi?
– AH guardi, fosse per me potremmo anche istituirlo seduta stante come giorno di muta e commossa riflessione, Springsteen suona a Broadway e io dovrei esservici, però PRECISAMENTE caro polito tassista che qua ci vivi e produci e paghi le tasse, se non lo sai te se è festa, io proprio nin zo.
Anyway.
Frappè noi si va. Siccome io il cellulare lo spengo durante la Messa, non potrò stare a significarvi in pollici e alluci la distanza dal palco dei nostri sedili, né le nostre mises, né genericamente partecipare al solito concorso di avercelotroppolunghismo su chi sia il più veramente fan di tutti gli altri. Fidatevi che ci siamo, ecco. Succeda quel che succeda, peraltro noi non siamo pronti, va detto. Quell’uomo lì ci dirà cose e noi non ce la faremo.

 

 

Springsteen a San Siro #BruceSpringsteen #Milano #SanSiro

our love is real

Springsteen a San Siro è sempre stata un’escalation del tipo che esce la E Street sulle note di Morricone e lui appare sul palco con la Fender e la folla nel prato si esalta, la gente sulle gradinate esulta, lo stadio inizia un nuovo culto in nome di Bruce, il quartiere di San Siro consacra il sito dove sorge lo stadio a Tempio della Musica Rock, la città di Milano entra in un trance rockenrollo, la Lombardia comincia una Ola, l’Italia si inchina piano su you know you make me wanna… SHOUT!!!, la Terra rimbomba di BRUCE BRUCE BRUCE BRUCE BRUCE BRUCE BRUCE, la galassia muove le braccine su Spirit in the night e Bobby Jean, l’Universo chiude cantando SIT TIGHT, TAKE HOLD…

Non so se sarà così anche stavolta, la fede va e viene alla mia età, lo ammetto, padre ho peccato, a volte dubito, questo tour europeo mi ha messo in difficoltà. Però cito il mio amico Cesare, la fede su San Siro non va, viene, e ci resta. E comunque sono due sere, e cominciamo domenica, e non ce la posso fare, già lo so. Eppure, in qualche modo, ce la farò. Thunder Road sta tutta nel credere che non sai come sia possibile che possa succedere, ma sai che accadrà.

 

La mia teoria ponzata

…sul suonare set di album intieri in un concerto parte innanzitutto da un presupposto serio, e cioè che finora ha suonato Greetings, The Wild, Born to run, Darkness, The river e Born in the USA. Quindi tutte le chiacchiere che non so perchè ci sentiamo di dover fare su Woad o Magic qua non le faccio perchè sono, appunto, chiacchiere. Al massimo, se mai gli girasse, penso che farebbe The rising, ma di tutto il resto, non è che non lo sa, cosa ha prodotto.

Quindi.

Nella sestina suddetta, in realtà le costanti che si ripetono e si sono ripetute sono Born to run, Darkness e Born in the USA, le altre sono state serate omaggio rare e preziose che secondo me non andrà a ripetere tanto facilmente, soprattutto, io penza, non in stadi all’aperto (in America quest’autunno, noi lo sappiamo, succederà di tutto e di più).

Ma l’estate è qua all’angolo, è propizia per correre nelle strade e anche per suonare il rockenrollo negli stadi: perciò per me sta tripletta ce la ribecchiamo, penso quasi di sicuro in Italia perchè comunque sono 4 date nello stesso Paese, come per Stoccolma erano tre date ripetute nella stessa città, una città che ha un posto da 65000 spettatori tutto esaurito per tre sere con lo stesso show che perdura da anni tutto sommato inalterato, con alcune variazioni se proprio vogliamo in peggio. E se non ci tocca la tripletta perchè Born to run e Darkness non sono propriamente da stadio, sicuramente Born in The USA qua o là la rifà (e vi ho fatto pure la rima): è un album troppo da stadio, da estate, da ballare rockenrollo cantando a squarciagola. Trallaltro da’ un’impronta molto cazzara allo show, e se c’è il pubblico giusto, leggasi italia, perchè in Spagna avendoci un solo concerto secondo me non fa un a-solo album, se c’è il pubblico giusto dicevo viene veramente ma veramente divertente. Ha poi l’indiscutibile pregio di levare due pezzi dai bis, Born in the USA e Dancing in the dark, per cui rimane spazio alla fine per buttar dentro qualcosa di nuovo, o vecchio, a seconda dei punti di vista, ma comunque di diverso dal solito.

A me, l’idea del one solo album in una sera piace. Io ho sentito quasi tutte le canzoni ufficiali di Bruce degli album della famosa sestina, mi manca solo una canzone di The river, perciò non è tanto un discorso di Mi piace il concetto di sentire tutto un album perchè così sento tutto l’album, d’ho. E’ che onestamente, avere lì Bruce Springsteen and the E Street Band che ti suonano Born to run e Darkness come li hanno creati, come sono nati, è una cosa così enorme e incredibile che la auguro a ogni fan, almeno una volta. C’è poi quel momento in cui tutta la band retrocede e rimangono a inchinarsi solo Bruce e la E Street, quella E Street, quelli che c’erano, e c’è questo momento di amore e ammirazione e tristezza perchè sono così pochi ora… Ogni fan lo vede vedere e vivere, almeno una volta.

Il set così fissato leva un poco di spontaneità al concerto comunque, è indiscutibile. E quindi spero che siate di quelli fortunelli che possono vedersi anche altre date, date senza set, date in cui Bruce fa un po’ quel cazzo che gli pare, date in cui manda il tipo con le fotocopie delle scalette 52 volte sul palco a sistemare con lo scoccch fogli su fogli vicino al microfono per poi uscire e stravolgere tutto comunque e prendere i cartelli dai fans a piene mani, date in cui tutto può succedere, date in cui ribaltarsi accecati dalla luce della bbbbanda elwood, la BBBBBBBBANDA!

E per il resto, come sempre, ci vediamo in giro.

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