‘The Walking Dead’ Season 7 Episode 1 Review: The Wrath Of Negan

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Puntata brutale quella di ieri sera, ben scritta, violenta e crudele persino per gli standard di un mondo televisivo dove i limiti del dolore inflitto ai personaggi varcano da anni nuovi confini nella serie di Games of Thrones. La AMC ha promesso nei mesi di attesa un inizio di stagione devastante, e in effetti lo è stato. Tutta l’adrenalina della puntata è costruita sui primi quindici minuti di flashback e false memorie di Rick mentre viene trascinato via da Negan che vuole impartirgli una lezione, quando poi si rivela, venti minuti dopo, che i morti della nostra compagine sono stati due, il rosso Abraham per primo, e a seguire l’amato Glenn. L’ex soldato se ne va con dignità, finendo un arco temporale già prolungato a oltranza nell’ultima stagione. Per Glenn è un’altra storia, non solo se ne va in modo molto crudele, viene anche lasciato soffrire per lunghi momenti prima di essere liberato dal suo tormento. Tutta la scena di Negan che domina i prigionieri in un tortuoso soliloquio dondolando la mazza sia prima che dopo gli omicidi è intollerabilmente emozionale, che è il motivo per cui gli sceneggiatori l’hanno prolungata il più possibile, ovviamente.

Il mondo dei fan e la critica si dividono sul “troppo”: è stata troppo violenta, troppo aggressiva, troppo poco “The walking dead” per come la conosciamo, questa puntata? Io trovo che sia, per una volta, raramente in sintonia col fumetto, che io personalmente ritengo davvero disturbante. La serie TV quasi mai si allinea ai fatti narrati nell’omonima storia dei comics, se non su momenti topici: un personaggio decapitato, la menomazione all’occhio di Carl, o la storyline del bambino (bambina nel caso della serie TV) assassino. Ma al di là dei singoli eventi, quello che per me rende il fumetto migliore è che racconta, in modo crudo e veritiero, la tragica realtà di un’Apocalisse. Il fatto che ci siano gli zombie è relativo: potrebbe essere un virus come una guerra nucleare, quello che interessa a Kirkman è scrivere dei sopravvissuti, di cosa farebbe l’umanità nel momento in cui la civiltà si trovasse al collasso. E io trovo che scriva mirabilmente, e in modo realistico, di quello che accade nel momento in cui l’animale uomo non è più contenuto da una maschera di civiltà, in alcuni individui imposta non da una singola coscienza ma da eventi esterni come la legge e i suoi tutori. La serie TV racconta in modo discontinuo, frammentario e a volte superficiale la stessa cosa, per una serie di motivi, principalmente perchè, ovvio, deve badare all’audience e agli sponsor, per sopravvivere. TWD fumetto non è nato, originariamente, per far colpo sulle masse:  Kirkman non si è mai tirato indietro con il gore o l’ultraviolenza perchè in quelle storie non doveva preoccuparsi di minori, buona creanza o prime time. La serie TV è cominciata senza essere di massa, lo è diventata col tempo; e in genere è una versione più edulcorata dei fumetti, meno a fuoco, più compassionevole. Non è sempre un male, ma questo ha portato, per me, sempre più fan occasionali: gente un po’ da film horror coi pop-corn ma anche da sciacquettate telenovele come Desperate Housewives, che si identificano nella story-line di Glenn e Maggie incinti, della bambina paciottona dello Sceriffo, di Hershel che pianta i pomodori sperando nel raccolto, è la storia dell’apocalisse e ci vedono i ponti di madison county, e quando arrivano le mazzate, letteralmente (ah ah), poi gridano al tradimento. Gli sceneggiatori non hanno, per ora, tradito il racconto; sono semmai i telutenti ad aver travisato il messaggio: i morti che camminano non sono gli zombie, ma quel manipolo di sopravvissuti che abbiamo imparato a chiamare per nome, uno per uno.

Per me non è stata “troppo”, questa puntata: crudele e violenta sì, ma ho provato molta più adrenalina in quei 50 minuti che in tutta la lobotomia della seconda serie, per dire. Negan è un personaggio fantastico, un cattivo bastardo psicotico che penso darà nuova linfa alla serie, e questo è sempre un bene. Mi dispiace per Glen, che era un personaggio cresciuto enormemente, se pensiamo a quel giovinetto che sette anni fa salvò lo Sceriffo ad Atlanta (ma non il cavallo. E noi non dimentichiamo), diventato un giovane uomo cui tutti eravamo affezionati, coraggioso, altruista, serenamente sano grazie al suo amore per la sua ragazza, e che serviva da bussola morale per il gruppo dalla morte di Hershel, più o meno. Era preannunciato dai fumetti e davvero non poteva aver senso in questo show la famigliola a tre col bambino ora in arrivo, o moriva Glenn o se ne andava Maggie (e non è ancora detto, tra l’altro), anche considerando che lo Sceriffo e Carl sono per il momento intoccabili così come Daryl e Michonne, grandi favoriti del pubblico. Non rimanevano altri grandi personaggi da uccidere per far sensazione, tutti quelli rimasti prigionieri davanti a Negan erano di minore importanza, e quindi doveva essere Glen (far morire una ragazza incinta a randellate in testa, pensandoci, era troppo per un prime time). E’ stato un grande inizio di stagione, in una serie che tradizionalmente ha potentissimi inizi: i cannibali di Terminus o il Governatore alla riscossa, per esempio. Negan ovviamente ora voglio che muoia una morte lenta e dolorosa, che soffra e pianga così quasi mi verrebbe da provar compassione per lui, ma no, non ne proverò. Deve morire a metà tra i cani che lo mangiano vivo come il nero in Django unchained e l’accetta in testa in American psycho, solo peggio (ho letto i fumetti, comunque, quindi so cosa gli succede lì. Ma nel telefilm nulla è certo, come dicevo). Jeffrey Dean Morgan scelta eccellente, per la parte. 

Bella anche la parte del pranzo domenicale di chiusura, metà sogno metà nostalgia. Che non sia avvenuto o non avverrà non vuol dire, siamo e rimaniamo umani anche solo desiderandolo, ci insegna Rick.

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The Walking Dead 604: Here is not here

“Everything is about people, everything in this life that’s worth a damn” – Eastman

Ammettevolmente questa puntazia che è tutta incentrata su Morgan e su quello che è successo nella sua vita tra quando Rick lo ha visto l’ultima volta e i due anni di mezzo può funzionare su certi animi come una mattonata sui maroni tipo come nel momento in cui apri il cassetto dove tieni i dolciumi e lo trovi vuoto perchè è passato prima il tuo fratellino ciccione.

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Tuttavia se si è anime forti e valorose e soprattutto disposte a farsi prendere poo culo -e non ho capito perchè guardate sta serie se non lo siete – la puntata mi rimane apprezzabile: storia interessante e uno dei personaggi meglio costruiti di sempre (infatti muore dopo quaranta minuti, sigh). E non cominciamo neanche a parlare della capra!

Comunque, Morgan è costretto ad andarsene da dove viveva perchè mentre è impegnato in una importante convesazione con sè stesso accidentalmente rovescia una lampada a olio e dà fuoco alla casa. Cammina cammina va nei boschi e ammazza tutto ciò che incontra, zombie o non zombie non gli importa, non ci sono cazzi. La sua filosofia è ormai tanto tutti dobbiamo morire, che te lo dico a fare.

Camminando sempre nei boschi arriva alla casetta di un ex psicologo criminale, che vive da solo con la sua capra nutrendosi di verdure e poco altro, perchè, udite udite, mi è vegetariano. Cioè c’è uno vegetariano nel mondo devasto dell’apocalisse zombie. Seriamente. Cioè.

Lo psicologo è una brava persona che nella sua vita precedente è stato molto buono, tranne un momento in cui semi impazzito dalla rabbia e dal dolore ha ucciso crudelmente un uomo. Che lo stesso era un uomo cattivo e meritava di morire, ma a ogni azione c’è una reazione e comunque se sei un uomo buono non ammazzi senza averci conseguenze mentali e di coscienza, e quindi Eastman da lì ha deciso di non ammazzare mai più nessun essere vivente, e si attiene a questo suo codice costi quel che costi. Uccide gli zombie ma li seppellisce in vere tombe con i loro nomi, cercando tra i loro documenti. Legge, cerca di ricavare il formaggio dal latte della sua capra, mangia verdure e pensa alla sua famiglia morta. Parlando con Morgan riesce a riportarlo indietro dal tunnel in cui si era perso, gli insegna l’haikido e un po’ di filosofia di vita pacifista, poi purtroppo c’è un brutto incidente e Eastman viene morso. E’ però abbastanza tranquillo, e prima di morire racconta a Morgan che la cosa più coraggiosa che ha fatto nella sua vita è stato correre attraverso Atlanta infestata dagli zombie per recuperare un disegno che sua figlia gli aveva fatto, l’unico ricordo della sua bambina.

E’ un bell’episodio, molto visivo ma con dialoghi veramente interessanti. La strada per capire non solo come è Morgan adesso, ma anche perchè è così adesso era tutto sommato necessaria, e a me la puntata è piaciuta, c’erano troppe incongruenze tra il suo comportamento e quello degli altri che per lo meno ora hanno un senso.

La capra Tabitha anche era un bel personaggio, ma appena l’abbiamo vista un po’ lo sapevamo che prima o poi sarebbe andata nei cazzi.

La puntata si chiude con Morgan che tiene rinchiuso in cantina uno dei wolves, che gli fa vedere come sia stato morso da uno zombie. Quindi giustamente Morgan decide di non ucciderlo, anche se lo stronzo gli promette che se per caso si salva quando esce di lì ucciderà tutti, compresi i bambini. Questa è la peggior decisione presa nella storia della serie, appena seconda al pensiero di Hershel, Mmmmh c’è lì quel granaio inutilizzato, cosa potremmo metterci dentro, mi domando?

ciao cicciuzzi, a stasera

 

 

The Walking Dead – puntata 602 JSS RIP Tartaruga

Sradicando lo stereotipo che i film e i telefilm horror siano solo gore e ammazzamenti, arriviamo reduci da due puntazie pregne di significati e riflessioni, che vado prontamente elencando. Cominciamo dalla 602,

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che si intitola JUST SURVIVE SOMEHOW, e si svolge su due piani di narrazione: da un lato c’è la cittadina di Alexandria attaccata dai mbruti, i wolves, gente imbruttita veramente, con barbe lunghe (le donne sospettiamo nella vita precedente fossero di quelle infelici creature che portano i capelli con 3 sfumature di decolorazione accavallate, e animalier come se piovesse), tutti sporchi, zozzi, unti e bisunti, e che hanno la curiosa abitudine di raccogliersi e vivere in gruppo ma senza parlare, esprimendosi con una serie di grugniti. Perchè? voglio dire sono abbastanza intelligenti da architettare trappole tipo il tir-discoteca, ma non di articolare frasi di senso compiuto? mboh.

Insomma i lupi attaccano, e prendono a massacrare gli inermi cittadini a colpi di scure e accetta, e ciò non è bello. A reagire in fretta è RamboCarol, che si traveste da uno di loro e attacca ad ammazzarli di ritorno. Nel frattempo arriva di corsa Morgan, che prima era insieme a Michonne e Rick ma adesso loro sono stranded somewhere over the zombies  e lui però corre come Flash Bolt e in un minuto netto arriva ad Alexandria, e qui si apre tutto un dibattito anche inutile e se vogliamo noioso su lui che non vuole ammazzare gente neanche se gli stanno massacrando ammici e concittadini, propende per la retorica rieducativa: impara dai tuoi errori, sii umano anche nell’apocalisse, blah blah. Cioè non so, questa linea di pensiero ha un senso, è chiaro, e credo vogliano contrapporre il suo voler rimane pietoso agli exploit protogiustizialisti dello Sceriffo: però è anche vero che in certi casi -tipo questo- è forzatissima sta cosa, vien solo voglia di darglielo in testa il suo bastone e gridargli SVEGLIAAAA!!! Dai Morgan, seriamente: lasciare vivo uno di questi è baaaad very baaad karma.

vabbè.

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La governoressa si rivela una codarda anche piuttosto infame, non mi piace proprio sta tipa, dice No ma io vi intralcerei, vai pure avanti tu e se ne sta rintanata nelle retrovie.

A sto punto emerge l’altra linea narrativa, la storia della ragazzina Enid, che ci viene narrata nelle tristissime scene di apertura in cui la si vede perdere i genitori in fuga dai mostri, e poi vagare da sola, nella disperazione morale più completa, per molto tempo. Tra pioggia, freddo, fame e tartarughe squartate (sigh!) Enid si consola scrivendo dove le capita tre lettere, JSS, che evidentemente le sono di conforto. Alla fine di un lungo cammino tristemente sola, arriva ad Alexandria, dove rimane comunque un po’ in disparte dal gruppo, mai davvero integrata con i suoi coetanei adolescenti, troppo cresciuta per la sua e loro età. Il giorno dell’attacco, il suo istinto di sopravvivenza la spingerebbe a mettersi in salvo ed abbandonare la nava che affonda; rimane solo per aiutare Carl a proteggere la sorellina, ma alla fine se ne va comunque, lasciando all’amico un bigliettino, in cui le lettere JSS vanno a comporre le parole Just Survive Somehow, in qualche modo, sopravvivi.

L’ultima parte della storia riguarda la famiglia della vedovella e dei suoi due figli, il maggiore singolarmente antipatico, che viene regolarmente salvato dal gruppo di Rick ma non è per un cazzo riconoscente (eh sì, ho capito che ha sentimenti di odio per lo Sceriffo che gli ha ammazzato il padre, ma va detto che se non sei un perfetto collione hai l’età per aver capito che tuo padre era un manesco ubriacone, e se  non per te almeno per tua madre e il fratellino dovresti sentirti sollevato). Anyway. La vedovella si difende dall’attacco tirando fuori un paio di forbici e massacrando selvaggiamente una delle Lupe (aò), Beth prendi nota, è così che si ammazza una stronza con un paio di forbici.

Nel complesso, puntata molto bella, adrenalica e tesa il giusto, considerando poi che non c’era nessuno dei personaggi principali presente. Molto bene, avanti così.

PS. C’è tutta una teoria ponzata in rete sul fatto che Enid la tartarugara sia in realtà una spia dei Wolves, in quantocchè agisce strana e si è lasciata sfuggire mezza frase su Noi… essi… Io, e inoltre si aggira nei boschi misteriosamente. Non so, io casco dal pero, non avevo subodorato niente di ciò, ma vedremo!

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C’è un nuovo sceriffo in città (ma non solo)

THE WALKING DEAD STAGIONE 6 EP. 1: FIRST TIME AGAIN

“Hey, it’s good to see someone like me. I fully respect the hair game.” – Eugene

Andrew Lincoln as Rick Grimes, Danai Gurira as Michonne and Lennie James as Morgan Jones - The Walking Dead _ Season 6, Episode 1 - Photo Credit: Gene Page/AMC

Andrew Lincoln as Rick Grimes, Danai Gurira as Michonne and Lennie James as Morgan Jones – The Walking Dead _ Season 6, Episode 1 – Photo Credit: Gene Page/AMC

Non male questo ritorno dei nostri telenovellisti horror preferiti: scelte artistiche di un certo stile innanzitutto, bianco e nero patinato per i flash back e colori per la storia corrente.

Rivediamo più o meno tutti, anche se qualcuno solo per un breve momento; la scena riprende da dove il telefilm si era interrotto mesi fa, il dopo-falò con due morti. Le dinamiche in Alessandria sono rimaste all’incirca le stesse: lo sceriffo vuole ammazzare tutti gli estranei, in generale, e si aggira come un mezzo psicotico agitando la pistola per aria e guardando la gente di traverso. Gli altri un po’ lo assecondano (Michonne e Daryl), un po’ cercano di capire che farci (Morgan e Glen), un po’ seguono tipo mandria. Gli alessandrini sono divisi in due gruppi, quelli che si accodano alla Governanta che pare (pare, pare, SI FA PRESTO a dire pare) favorire lo sceriffo e il suo desiderio di equipaggiarsi alla guerra, e quelli che manifestano un certo dissenso. Arriva un nuovo residente di alessandria che era fuori a fare cose, è simpatico e ha i rasta. Eugene lo prende in simpatia perchè si trova sintonizzato sul taglio di capelli alternativo, con grande orrore dell’interlocutore. E’ bravo Heath e pare in gamba, ma è nero e abbiamo già un nero che penso durerà abbastanza, Morgan: per cui mi sa che ce lo macellano a breve, il rasta.

Ci sono un paio di momenti di riflessione, uno con protagonista il figlio del defunto dottore manesco e ubriacone, un ragazzino che ha comunque perso il padre e vuole vedere dove lo seppelliscono, perchè anche i bastardi che meritano di morire hanno qualcuno che li ama, spesso. Poi c’è un dialogo in macchina tra sasha posha la scema e il Howard, sul genere Mangia-prega-vivi che non mi è dispiaciuto, anche se Howard mi sa che tende sempre verso il lato oscuro. Alti momenti poi tra Rick e Morgan, c’è sempre una certa complicanza morale nei personaggi che è poi il fulcro dello show e non viene mai meno in Rick.

Alla fine comunque si trovano tutti d’accordo sul cercare di deviare una massa di zombie di inusitate proporzioni che si trova poco lontano dalla città, mettono a punto un piano e provano ad attuarlo. E’ una puntata non adrenalinica ma molto tesa, e si trasmette una certa inquietudine man mano che i minuti passano e il gruppo è bello bello impegnato a eseguire le varie parti del progetto. Comunque siamo tesi ma abbastanza tranquilli, voglio dire è una massa immensa di zombie, un mezzo stadio da calcio, lo spostano tutto pian piano, ci sta che ci sia qualche ferito, qualche vittima forse, ci sta che qualcuno si faccia male ma alla fine tutto andrà meglio, perchè se no uno stadio che attacca alessandria come fai a respingerlo? quindi ok, serenità perchè alla fine se li sposteranno da dosso questi mille sbirillioni di morti viventi e poi si potranno dedicare a nuove entusiasmanti avventure, no? infatti qualche bastardo sabotatore si mette a suonare un clacson proprio mentre passa l’orda di zombie, che si dirige allegra allegra e morta morta alla volta de la ciutadella.

ipotesi sul bastardo sabotatore:

  • il figlio del manesco
  • la governanta che si è impazzita e odia segretamente tutti
  • il prete (e stavolta se non me lo ammazzate a sprangate vengo io in georgia)
  • i Wolves.

Tutti d’accordo?

basci e a lunedì!

 

The walking dead stagione 5, episodio 6, episodio 7, Crossed and Cosnumed

Faccio la cronistoria delle due ultime puntate insieme perchè tanto sono ripiene di idiozie e allegramente cumulabili.

La 6, Consumed, fondamentalmente è un’accozzaglia di cose insensate che Carol e Darryl fanno per andare a capire dov’è che gli uomini della macchina nera con croce bianca tengono rinchiusa Beth. Non è neanche scritta male, è solo molto noiosa. E’ quasi tutta incentrata su Ramba Carol, con flashback del suo recente passato; solo che le cose che scopriamo e che non sapevamo, tipo che mentre era stata cacciata da Rick si è rifugiata in un posto tranquillo e se ne è stata schiscia, non sono interessanti. E le cose che già sapevamo, bè, le sapevamo già. Perchè perderci dieci minuti di puntata? Alcuni dialoghi non sono neanche male, per esempio quando Carol spiega che nella sua vita precendente era una donna debole non tanto perchè abusata dal marito. Era debole perchè pregava che qualcuno la salvasse, che qualcosa cambiasse, che arrivasse un protettore. E la verità è che sei forte solo quando provi a cambiarle tu le cose, e capisci che puoi salvarti benissimo da sola.

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Poi a parte un simpatico siparietto in cui Darryl approccia l’arte moderna, e l’incontro con Noah che all’inizio gli sta sul cazzo ma poi no, l’unica cosa degna di nota per me è che inquadrano il palazzètto di Atlanta dove abbiamo visto Bruce e la Street. Tanto per dire.

Andiamo quindi di gran carriera alla puntata 7, Crossed.

La puntata 7, signore pietà e aiutatemi a dì TESTE DI MINCHIA.

La trama si divide in tre storie: quella del gruppo di Eugene il mullettato, quella di Rick e Darryl e alcuni compagni che corrono alla riscossa di Beth e Ramba, e quello di chi rimane alla chiesa con la bambina, e cioè Michonne e Carl, con il prete che generalmente da’ solo fastidio in qualsiasi gruppo si trovi.

Nel primo, Eugene è ancora privo di conoscenza, e Abramo sta a fare il broncio. In realtà vorrebbe forse passare da gran figo tormentato, però sembra solo un capoccione testardo e anche un po’ bamboccio. Grandi sberloni che partirebbero, se potessi. Ma anche badilate in testa, a mazzi. Gli altri più o meno fanno amicizia e solidarizzano, portando dalla propria parte anche Rosita, che quindi siccome ora appare come una tipa tosta ma anche simpatica, morirà a breve. Non è nera quindi forse ha una chance, ma è pur sempre minoranza ispanica. Mi sa che ce la giochiamo presto.

Il gruppo nella chiesa ha un tentativo di avvicinamento da parte di Michonne verso il prete spretato, che appare sempre più perturbato dalle morti e dal sangue, al punto di decidere insensatamente di darsi alla fuga. Probabilmente è il senso di colpa che lo consuma oltre allo shock di dover affrontare il nuovo -per lui- mondo zombapocalittico. E’ stato protetto fino a poco tempo prima nella sua chiesetta ripiena di cibo e forse la cruda realtà del nuovo ordine mondiale lo ha trovato impreparato. In ogni caso non ce la conta giusta e non ci fa simpatia, sta sulle balle un po’ a tutti perchè è sudaticcio e generalmente untuoso, e scappa guadagnandosi un chiodo in una scarpa. Quindi cosa lo aspetta? Tetano zombie?

E veniamo ora al terzo gruppo, e alle dolenti note.

Questa. Questa è forse l’unica cosa degna di nota: Darryl che lotta con un poliziotto di quelli cattivi dell’ospedale con a fianco due zombie quasi liquefatti che cercano di mangiarselo. Infila i ditini in bocca a uno dei non-morti senza neanche un morsetto, e gli scardina direttamente la mandibola a mani nude per schiantarla in testa al poliziotto. Bella lì. E’ una scena tosta anche perchè tu sai che Darryl non morirà in questa puntata e in questo modo assurdo, però hai lo stesso un po’ paura che non ce la faccia. Bello.

Poi niente. Non ce la faccio. Questa è solo da ammazzare di schiaffi.

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Nota per sè: tutte quelle che si chiamano Sansa o Sasha devono morire uccise di sputi, non ce n’è.

Vabbè aspettiamo la prossima settimana, c’è il mid-season finale, i forum americani danno Beth morta al 99,9 peccento, e al momento non mi sta neanche sulle balle, pora scemetta.

The walking dead stagione 5 episodio 5, Self-help

Stagione 5, Le confessioni di Eugene il Mullettato.

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Secondo me non c’è da stare tanto a recensire su cosa accade in questo episodio, perchè il punto focale di tutto non è poi quello che succede nella puntata prima della famosa confessione. Il gruppetto di Abramo è diretto verso Washington, subisce varie interruzioni lungo la strada, sdogana il sesso per la prima volta in novemila puntate circa, brucia dei libri in una biblioteca per fare il focherello cosa che mi crea ansia e mal di pancia, incontra un’enorme mandria di zombie all’orizzonte, e Eugene preso dai sensi di colpa sbotta per confessare che non lo sa che cazzo di cura ci possa essere, lui non è uno scienziato e di sicuro non ha idea di come si possa fare a uscire da sto casino. E’ qui che in fondo inizia la puntata, che infatti finisce.

Una delle cose che attraggono il pubblico in questa serie è il fatto che al di là dell’inverosimiglianza del virus che ha causato l’Apocalisse, c’è pur sempre una credibilità di fondo alla base della storia. Al di là della causa e dei mostri, è la storia della fine del mondo: tutte le forme di civiltà conosciute sono crollate, intere generazioni sono morte, non ci sono più governi, istituzioni, figure di ruolo, ma anche modi di vivere. Nessuno di noi sa più coltivare un appezzamento, fare una puntura, suturare una ferita;  e tutti dai nostri divani spaparacchiati a mangiare popcorn ci domandiamo Cosa farei io, allora, se succedesse? E tutti più o meno ci identifichiamo col gruppo di Rick: pensiamo che cercheremmo di essere coraggiosi, di imparare ad usare le armi, di vivere in un gruppo e di cercare di proteggerlo. Non pensiamo che diventeremmo davvero cattivi, cannibali, o stronzi sadici maniaci assassini come il Governatore. Ci piace pensare che sì, ok, cambieremmo, ma non al punto tale da perdere la nostra umanità di fondo.

La verità è che invece nessuno lo sa cosa diventeremmo. L’animale uomo è strano, quando si tratta di sopravvivenza pura, e soprattutto, è animale. Quindi il fatto che uno poco atletico, senza palle, senza carisma come Eugene sappia solo inventarsi una massa di gran balle, per sopravvivere, è forse la cosa più vicina alla realtà che possa succedere, in un’ipotetica situazione di apocalisse, zombie o non zombie.

Non è strano che lui sciorini una serie di frasi da videogiochi avanzati ogniqualvolta gli si chiede Ma cos’è che farete esattamente per fermare sta cosa? E’ strano che quando lui attacca la supercazzola non ci sia nessuno che si distacchi un attimo dalla lobotomia e dica HEI.

Tempo fa avevo la sfortuna di chiamare amica una nullità di biondina tatuata che pur di intrufolarsi davanti in transenna si faceva tenere con gabole varie un numero libero in lista da due amici compiacenti. Poi arrivava lì il mattino e Taaac con un abile colpo di pennarello e di lista eccola tra i primi 80 numeri. E non una volta sola eh, Torino, Barcellona, Udine. Ma va bene eh, se sei una falsa stronzetta è chiaro che non sai fare altro se non comportarti da falsa stronzetta, è la tua natura, che ci vuoi fare. C’è chi si fa il culo e dorme davanti allo stadio per ottenere il proprio scopo, e poi ci sei tu coi tuoi capelli ossigenati. Ma mi sono sempre domandata perchè non avesse mai avuto la sfiga di incontrare una stronza come me al numero 81, o 79, o 90. Chi cazzo sei tu, e da dove cazzo salti fuori, e soprattutto, ora ti riprendo e ti ributto indietro nella melma da cui sei strisciata fuori. Non è strano che lei mentisse e gabolasse, è strano il culo che ha avuto. Cioè ognuno segue la propria natura, quindi chi è falso e codardo ci prova, e chi è stronzo e bastardo ti becca.

Quindi perchè nessuno del gruppo, lasciamo perdere Abramo che ha i suoi bravi problemi di Sindrome di Stress Post traumatico, ma che ne so Glenn, o Maggie, perchè mentre il Mullettone comincia a blaterare non vedono che sta mentendo? Ok, qui la risposta è che forse la speranza li acceca e li rende meno svegli. E fin qui ci starebbe anche. Ma quello che non sta tanto in piedi è perchè debbano accettare le risposte paracule tipo It’s classified quando gli chiedono qualche dettaglio. Ok la speranza mi acceca. Ma se mi devo spapacchiare un pericoloso viaggio di mila miglia fino a Washington per salvarti il culo, un qualche cazzo di dettaglio me lo devi dare. E poi: tutti loro sono stati ad Atlanta al Centro Grandi Infetti. Il buon dottore morto nell’autoimplosione non ha mai accennato a Washington come altra sede papabile, anzi gli ha anche detto chiaro e tondo che forse i francesi erano un poco più avanti nella ricerca ma col crollo delle comunicazioni nulla si può ipotizzare. Sanno che in caso di problemi i centri si autodistruggono. E quindi perchè nessuno tira fuori ste verità e le sbatte in faccia al mullettato?

Forse perchè sì, sono svegli, sono bravi, ma la speranza, davvero, acceca dibbrutto. La natura umana è quella che è, dice Stephen King. C’è chi prende in mano l’ascia, chi prova a parlare, e chi non vuol vedere perchè la verità farebbe troppo male, punto.

The walking dead stagione 5 episodio 4 Slabtown, a Beth Trap

La puntata 4 è un bel Bethisodio, inquattocchè è tutto ruotante come le pale di Goldrake intorno a Beth la Biondina che mancava da un bel po’ dai nostri schermi zombici. L’avevamo vista l’ultima volta portata via da una macchina nera con una croce bianca, e sinceramente si pensava che non la si sarebbe rivista tanto sana e viva ecco. Invece la Bettina si risveglia in un ospedale, con un dottore e un camice e un inserviente che scopetta il pavimento fuori. E che d’è?

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E’ un reparto di un ospedale di Atlanta, dove un gruppo di poliziotti asserragliati capitanati da una stronza fasista, Dawn, sono riusciti a sopravvivere per tutto questo tempo in realtiva tranquillità. Solo un’ala dell’ospedale è sicura, ma loro non sono tanti e quindi è sufficiente. Ogni tanto pattugliano le strade e se riescono aiutano qualcuno, come nel caso di Beth che era stata trovata per strada ferita, assicura la Fasista. E siccome ti abbiamo salvato, dice truce, Sei in debito con noi. La Bettina comincia un po’ a capire che qua nel nuovo ordine mondiale proprio non c’è pace da nessuna parte, e si confida un po’ col dottore, che pare un tipo abbastanza a posto. Ha trallaltro un Caravaggio nel suo ufficio, così, come un Demotivational poster qualunque: era per strada e l’ho raccolto, dice. L’arte non ha più valore nel nostro mondo, prima dobbiamo sopravvivere. Bettina come al solito non capisce un cazzo e risponde Sì ma io canto! brava. Un bello zecchino d’oro per te.

Allora che succede, intanto il dottore le dice Mi raccomando mettiti sempre pulitina e con la divisa in ordine perchè la Fasista è pure ossessivo compulsiva e le piacciono le robe ordinate. Poi le presenta Noah, un simpamico regazzotto che fa l’inserviente, e quindi oltre a pulire il pavimento col mocio usa stiraeammira nella stanza della lavanderia. Ma è tanto che sei qua noah? inzomma, dice, abbastanbza da aver capito che quando sono arrivati e hanno salvato me ma non mio padre, l’hanno fatto perchè preferiscono prendere donne e ragazzi. Di uomini ce n’è abbastanza, e molti uomini in più creano problemi. Pobblemi? che pobblemi? sgrana gli occhioni Bettina.

Ebbè insomma.

A questo punto di The Walking Dead sono state esplorate varie dinamiche di sopravvivenza in un mondo post apocalittico, e il comune denominatore, alla fine, è che le democrazie non sono fatte per i tempi bui. Quando la merda vera comincia a esplodere, l’animale uomo tende essenzialmente a stare in gruppo, e a lasciare che il più forte decida: perchè spesso sono decisioni brutte e difficili, perchè c’è da ammmazzare gente magari, perchè c’è in generale comunque da sporcarsi le mani. E allora l’uomo comune lavora anche per il bene del gruppo, ma preferisce che glielo dica qualcuno, così sta con la coscienza a posto.

E l’uomo -o donna – forte al potere, spesso deve realizzare che le sue tostissime palle non sempre bastano: deve piegarsi a qualche compromesso, accettare cose che normalmente non accetterebbe ma non può più di tanto perdere uomini o potere, perchè il suo regno non è consolidato e immutabile.

Questa allegra comunità del cielo sopra Atlanta non è diversa: Dawn la Fasista è la donna al potere, e cerca di tenere tutti uniti e vivi perchè crede che prima o poi l’aiuto esterno arriverà. Per fare questo ha bisogno dei suoi poliziotti, e per tenere gli uomini tranquilli e sereni e poco propensi alla rivolta armata, deve lasciare che le donne del gruppo siano merce di scambio per il gruppo di poliziotti. Per questo prende solo donne: perchè altri uomini creerebbero altri problemi, in tutti i sensi.

Potrebbe forse opporsi tirando fuori ancora più palle, ma è in fondo più facile così.

Bettina assiste quindi all’orribile amputazione del braccio di una ragazza che tentava di scappare disperata, e viene non solo morsa ma pure ricatturata. Facciamo anche la conoscenza che il bavoso stupratore capo, un viscido panzone di nome Gorman, poliziotto in seconda della Fasista.

Bettina cerca un senso al comportamento altrui, e il buon dottore le spiega che è facile, in fondo: sono prigionieri, ogni via di fuga è chiusa, gli zombie sono ovunque e la città è devastata. Loro sono relativamente al sicuro lì, e ognuno paga un prezzo. Lui si ribella come può, cantandogliele chiare al bavoso panzone, ma può farlo solo perchè è l’unico dottore dell’ospedale.

A questo punto succede una roba un po’ strana: è arrivato qualche ora prima un nuovo paziente, in condizioni critiche. Avendo comunque le medicine razionate e pochi strumenti a disposizione, il dottore tenderebbe a non volerlo salvare: ma la Fasista invece stranamente insiste perchè lo si prenda in cura. Purtroppo muore per delle complicazioni mentre Bettina gli somministra la medicina (ahr ahr), ma la nostra eroina se la sfanga in quanto Noah corre al salvamento e si autodenuncia per l’errore. Ovviamente la Fasista ordina di corcarlo di mazzate, e Bettina addiviene quindi alla sana ancorchè tardiva decisione di mollare tutto e scappare il prima possibile. Avvicina quindi Noah e insieme decidono un piano: il vano dell’ascensore porta all’esterno giù in fondo al pozzo, e con un po’ di fortuna facendo piano possono riuscire a guadagnare l’aperto. Per accedere all’ascensore servono delle chiavi nascoste nell’ufficio di Dawn, e Bettina va a trafugarle, scoprendo varie cosine nel frattempo: che l’ultimo arrivato morto per complicazioni era un oncologo, e il buon dottore ha quindi pensato bene di eliminare la concorrenza facendo somministrare medicine sbagliate dagli assistenti. Sto stronzo, aggiungerei. Inoltre si imbatte nel cadavere della ragazza amputata, suicidatasi in quanto impossibilitata a fuggire. Mentre cerca le chiavi, arriva il viscido stupratore, e la Bettina qua mi gioca d’astuzia: finge di accettare di buon grado i palpeggiamenti, e intanto osserva zitta zitta la poveretta suicida che torna in vita zombata, e al momento giusto spinge lo schifoso Gorman verso la sua giusta morte violenta. Brava la Bettina, non avrei pensato.

Poi lei e Noah scappano: prima giù per il pozzo dell’ascensore, e poi per lo scantinato. Armati di una pila mezzo scarica e dell’unica pistola al mondo con una portata di munizioni di 1000 proiettili, ma cosa dico mille, riescono a sfangare attacchi di zombie a destra e a manca, e pure da sotto e da sopra. Arrivati fuori per puro culo, intravvedono il cancello e si buttano verso la salvezza, ma Noah è leggermente claudicante (già lo è di suo, ma si è pure aggravato cadendo dal pozzo), e la Bettina scatta, e in fondo ci aspetteremmo tutti che se la teli lasciando l’amico agli zombie. Ma invece no, continua a sparacchiare e a prendere a sberle i morti, finchè Noah è in salvo. Lei viene fermata sul fotofinish dai poliziotti della Fasista, e osserva quindi sorridendo l’amico che scappa, salvo.

La riportano quindi da dove era scappata, e affronta prima Dawn, che le spara un paio di stronzate su diritti doveri stocazzo stimazzi. Ma suicidati pure te, brutta Fasista. Poi arriva il buon dottore tutto falsissimo e preoccupè, ma dai Bettina, ognuno fa quel che deve fare, per sopravvivere. Per esempio lo vedi il Caravaggio? è la storia di Pietro quando rinnegò Gesù: ognuno fa quel che deve fare. Vabbè Pietro per esempio non ha ammazzato nessuno, presempio, caro il mio dottore ceppa di minchione.

E lei che fa? tira fuori il bisturino e sta lì bella bella pronta per tirargli un bel fendente. Mi sta proprio incazzosa, la Bettina, stasera.

Ma ecco che arriva una nuova barella, e tutti accorrono, e surprise surprise, stanno trasportando Carol Ramba!

e tutti pensiamo che Noah abbia incontrato Darryl e la suddetta Carol vicino all’ospedale, e abbia spiegato come vanno le cose lì dentro, e la Ramba abbia deciso che in quanto donna ha più possibilità di entrare e liberare Bettina. Che ora infatti sta lì bella tranquilla, Ramba is in the building, e non ci sono cazzi per i Fasisti.

Questo per me è stato un bel puntatone. Beth è finora stato uno dei personaggi meno amati della serie, e mi sembra che gli scrittori dopo averla resa come Bambina in crisi suicida alla Fattoria, Official Babysitter e ragazza stoica dell’anno alla Prigione, Ragazza quasi Matura che forse si mette con Darryl prima del rapimento abbiano trovato la strada tutto sommato giusta per renderla un personaggio cazzuto che ci dispiacerebbe perdere.

Quindi probabilmente morirà a breve.

Bacissimi e alla prossima, con le Confessioni di Eugene il Mullettato