Springsteen on Broadway #Springsteen #Broadway

Momenti che durano dal 1984 in cui mi dico: non farò questo per sempre. Un giorno potrò fare qualcos’altro. Ma in fondo, poi, Lorenza, dai. Perché smettere?

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Springsteen on Broadway #Springsteen #Broadway

Tassista Cino-coreano a me: Ma è festa nazionale oggi?
– AH guardi, fosse per me potremmo anche istituirlo seduta stante come giorno di muta e commossa riflessione, Springsteen suona a Broadway e io dovrei esservici, però PRECISAMENTE caro polito tassista che qua ci vivi e produci e paghi le tasse, se non lo sai te se è festa, io proprio nin zo.
Anyway.
Frappè noi si va. Siccome io il cellulare lo spengo durante la Messa, non potrò stare a significarvi in pollici e alluci la distanza dal palco dei nostri sedili, né le nostre mises, né genericamente partecipare al solito concorso di avercelotroppolunghismo su chi sia il più veramente fan di tutti gli altri. Fidatevi che ci siamo, ecco. Succeda quel che succeda, peraltro noi non siamo pronti, va detto. Quell’uomo lì ci dirà cose e noi non ce la faremo.

 

 

Springsteen on Broadway #Springsteen #Broadway

“I come from a boardwalk town where almost everything is tinged with fraud.
And so am I. In case you haven’t figured that out yet.”
Incominciamo col dire che così, improvvisamente nel giro di tre frasi scarse, non siamo più in un teatro a Broadway.

#BruceSpringsteen #Broadway #Ticketmaster

Conoscendo i miei polli, oggi decido di prendermi quelle sei/dodici ore per registrarmi alla mitica lottery che -se vinta- mi darà accesso a una possibilità (possibilità, non certezza, notate bene) di comprare con altri novantamila millioni di fan un biglietto per Broadway. Io e Ticketmaster USA ci frequentiamo esattamente dal 2000, concerti del Madison Square Garden, Reunion Tour. Già lì imparammo a volerci bene quando dopo una vendita perfettamente legittima mi annullarono due biglietti per due sere perchè la puttana epocale che rispondeva al call center non pensava davvero possibile che volessi vedermi sei concerti dello stesso cantante di fila, e quindi giustamente nonostante le mie mail di rassicurazione, telefonate, giuramenti e bestemmioni live from Milano and beyond niente, me li cancellò. 99 channels e gli schiaffoni che ti tiro se ti prendo. Da lì fu poi tutto un quasi ventennio di grandi successi ma soprattutto mortacci loro, ma in compenso da questa parte dell’oceano c’è Ticketone che è pure peggio quindi tutto bene.

Allora per accedervicisi, a questa cacchio di lottery, s’ha da registrarsi sul nuovo iper mega fotonico portale totale globbale di figosità di Ticketmaster che si chiama Verified Fan, un super top sito con filtroni opacizzanti uva uvb tvtb ddt xoxo tso anti spam – bagarino – hackers – acari della polvere e accattoni generici.

Il principio è molto semplice (*partono risate registrate in sottofondo): l’utente si iscrive usando la sua già esistente username con password di Ticketmaster, dona un rene, una cornea, tre litri di sangue, firma di immolare il primo figlio maschio a Belzebù, certifica di diventare cocainomane prima che sia finita la prevendita e voilà, sei dentro! ma che ci vuole, dai! Gli americani le sanno troppo fare, ste cose! che invidia provo per questo loro troppavantismo.

Dunque arrivo bella bella alla pugna, preparata e agile, PRIMA vado su Ticketmaster, faccio il login, verifico la mia password circa trentatrè volte, tutto bene, ACCEDO in scioltezza al VERIFIED FAN CEPPA SITE e con una certa arroganza mi loggo. Voglio dire, nella mia vita non vedrò le navi in fiamme a Orione o i draghi sopra Westeros ma insomma una cazzo di registrazione che ci vuole a farla? infatti mi esce subito una schermata rossa con la scritta Password o Username non valida, Tentativi rimanenti 4.

Un po’ meno agile e sciolta ma sempre molto molto confidente con mooooolta attenzione ritento, con le stesse identiche credenziali che mi sbeffeggiano nella scheda adiacente con il sito di Ticketmaster che se la ride, BUONGIORNISSIMO CAFFE’ LORENZA HOW ARE YOU? (muori): controllo i caps lock, per evitare problemi di digitazione copincollo le parole, invio, Password o Username non valida, Tentativi rimanenti 3.

Faccio logout da Ticketmaster, riaccedo, ricontrollo tutti i dati, vado sul VERIFIED DEVI MORIRE MALE FAN SITE, scrivo sillabando una lettera per volta a voce alta come i bambini seienni quando imparano a compitare e lettera per lettera mettendoci circa sessantacinque minuti inserisco nell’apposito agile campo Username e Password. Dai, due tentativi su tre ci può stare, sarò una gran distrattona, che vuoi farci. Do l’invio, passano ventisei anni, la pagina si impalla.

Quindi ora non so se sono entrata, se sono a due tentativi rimanenti, se Dio è morto e soprattutto se sarò sfigata (sì questo lo so, in effetti). Lascio partire una serie di volgarità irricevibili, picchio la testa contro il muro, desidero muorire. Ora, è chiaro che esistono milioni di persone al mondo che possono benissimo vivere senza un account Ticketmaster America valido e corrente, e che ci vuole. Persone libere, felici, serene nel loro mondo di ateismo ticketmasterico, sticazzi e yolo. Ma io non è di queste persone, io necessito di vedere Bruce in America spesso e con frequenza, se no poi sto male e non vivo felice, e trallaltro non vive felice nemmeno il CEO di Ticketmaster, al quale negli anni ho pagato il corrispettivo di due uova di Fabergè in commissioni.

Spengo tutto, vado in bagno a farmi venire una crisi isterica, decido che è un buon giorno per iniziare a fumare a 47 anni e mi chiedo esattamente perchè non sono mai diventata fan di qualche gruppo inutile postmoderno italiano, di quelli i cui fan se la tirellano perchè non sono famosi quindi sono fighi a prescindere. Ma no, dovevo non capire un cazzo di musica ed essere fan di Springsteen, ma porcaccia a me!

Torno al computer, riaccendo, TICKETMASTER VERIFIED CHE NON CE LA FARAI, decido di ricominciare tutto e clicco su Forgot Password? Storditella, non si dimenticano le password, ma tieni, ti abbiamo prontamente inviato una mail al tuo indirizzo. Inserisci le credenziali temporanee che ti abbiamo appena fornito nella mail in questa finestra, che ti ricordiamo di tenere aperta. Non faccio in tempo a finire di leggere la frase che la finestra si chiude autonomamente, lasciandomi a pormi domande sul senso della vita ma soprattutto in generale sulla necessità di introdurre un limite massimo a norma di legge sulla sfiga che un giorno può contenere, nella vita di persona. E che cazzo. Perchè io devo stare qui a soffrire come un bambino orfano di un manga giapponese e c’è gente là fuori che compra biglietti di vascoreggiando al centro commerciale e trovando pure ampio parcheggio all’ingresso? perchè? why? WHY?

Copincollo la password temporanea, e vado con uno strano senso di dejà-vu, inspiegabile, alla pagina TICKETMASTER VERIFIED MORIRAI GIOVANY FIN DA GIOVANY MA ORMAI PER TE E’ TARDI, incollo, prego Chtulhu, invoco la Madonna, i Santissimi e Catoblepa, do invio. Una musica celestiale si diffonde, un profumo di rose e caffè, una luce cristallina pian piano pervade lo schermo, una scritta amica mi sorride, LOGIN EFFETTUATO, solo altre poche pagine per completare la registrazione. Su “Altre poche pagine” tutto diventa nero e parte una canzone rap in sottofondo che invita alla sodomia e all’ultraviolenza, ma questa è un’altra storia. Per intanto, sono dentro. E come diceva Rossella, Domani è un altro giorno. Del cazzo!

Cose da fare nel New Jersey e poi morire springsteeniani felici #BruceSpringsteen #NewJersey

Piccola guida propedeutica al giovane fan che vuol visitare la Mecca. Spero di non aver dimenticato niente, in caso segnalate e aggiungerò.

Per visitare i posti che indico in questo post è necessaria una macchina. Ci sono bus e treni da New York per Asbury Park, e con qualche ricerca online ve la potete cavare con orari e prezzi. Ma sareste comunque fermi solo ad Asbury Park, togliendovi molte altre cose da visitare nei dintorni. Quindi io parto dal presupposto che abbiate una macchina, e/o qualcuno che vi scorrazzi.

Se state andando nel New Jersey a vedere concerti, ovviamente le cose cambiano. Questo è un itinerario per chi è in America, nella fattispecie a New York, e vuole dedicare almeno un giorno a visitare la Mecca.

Il tempo minimo ideale per vedere un po’ di cose e godervi anche l’atmosfera senza ritmi forsennati è un giorno e mezzo, l’ideale sono tre. Tre sono tanti, in effetti, se non si è lì per vedere qualche concerto, e se si sta stretti con tempi e soldi, New York in effetti per molti è meglio; ma molti non sono tutti, e non sono springsteeniani. Comunque cerchiamo di arrivare al giusto mezzo: partire una mattina in macchina da New York, girare e pernottare nel New Jersey (indicherò più avanti dove), la mattina e il giorno dopo visitare qualche altra cosa sulla via del ritorno verso New York.

Espongo l’itinerario breve ma indispensabile, parlandovi anche delle cose meno fondamentali, e poi deciderete voi in base ai vostri tempi.

Per dormire, la cosa migliore è la zona di Asbury Park. Questo è un giudizio personale (perchè io ogni volta che ci vado mi sento così felice e serena che vorrei che tutti provassero questa mia sensazione) ma anche oggettivo: è una cittadina dalla quale si raggiunge più o meno tutto quello che è il New Jersey di Bruce con facilità, è il posto che ha più luoghi da fotografare di tutti (sempre springsteenianamente parlando), quindi se per qualche motivo durante la giornata avete ritardi siete già lì e non perdete ulteriore tempo, ha moltissimi posti carini sulla costa quindi avete anche il tempo per vedere un po’ di paesaggi atlantici. Io personalmente ho dormito un po’ dappertutto nel New Jersey, e consiglio Ocean Grove: è una cittadina a tre miglia da Asbury Park, ha un sacco di bellissime guest house, e case vittoriane in legno da sogno. Asbury Park in sé non mi sento di suggerirla, come hotel c’è in caso il Berkeley che è davanti alla Convention Hall, e ok svegliarsi guardando Greetings from Asbury Park è bello, ma le camere che danno sull’oceano sono le più care, e in determinati periodi (estate, week end dei Light of Days) caricano i prezzi in modo assurdo. E’ un tre stelle normalissimo, comunque, io ci sono stata una volta sola.

Quindi, prenotate motel o B&B o guest house a Ocean Grove per una o due notti, e via.

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Partendo da New York Downtown sono circa sessanta miglia, un’ora di strada circa. Bisogna considerare il traffico, che a New York non è mai da sottovalutare, quindi calcoliamone pure due. Le autostrade del New Jersey sono imballate negli orari dei pendolari. Quindi teniamo presente che quelli che vanno al lavoro, imballeranno in direzione NY dalle 07.00 alle 09.00 circa; poi ci sono gli stessi che tornano a casa, allontandandosi da NY dalle 17.00 alle 19.00. Naturalmente sono orari da considerare con elasticità, e comunque siamo in vacanza. Godiamoci l’itinerario senza menarcela troppo. Partiamo quindi presto ma non prestissimo, impostiamo sul navigatore Empress Hotel, 101 Asbury Avenue, Asbury Park NJ, e andiamo. E’ essenziale per me seguire questa strada perchè vi porta dritti dove una volta c’era il Palace, all’inizio del Circuit, (sì, esistono davvero sti posti. Sì, solo a scriverlo c’ho i brividoni anche se ci son stata ennemila volte).

La prima cosa che dovete fare quando siete entrati in New Jersey è cercare una stazione di servizio e fermarvi. Sì sì, siete nella Terrasanta da mezz’ora, e io vi dico scendete. Nelle stazioni di servizio c’è sempre un’area dedicata ai souvenirs: portachiavi e magliette con scritto New Jersey, in quelli grandi ci sono anche felpe, cappellini, targhe delle macchine del Garden State. Poi c’è sempre una piccola area dedicata ai souvenirs per le bambine, dove trovate tutti i gadgets con scritto Jersey Girl. Ho fatto bene a dirvi di fermarvi? Eh lo so, prego.

Allora, arrivati a Asbury Park, vi trovate l’Empress sulla sinistra, e sulla destra un enorme parcheggio zeppo di gabbiani e gallinelle d’acqua, entrate e cominciate a scattare foto al Casino. Da lì, camminate un po’, fate questo e quello, poi riprendete la macchina e andate avanti su Ocean Avenue fino a circa metà. Quando trovate sulla sinistra lo Stone Pony, parcheggiate, scendete e scatenatevi. Più avanti ci sono la Convention Hall e il Wonder Bar, e il Paramount Theatre.

Sul Boardwalk quasi davanti allo Stone Pony c’è il casotto di Madam Marie. Calcolate comunque in tutto una o due ore al massimo per girare qui, non di più.

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Stone Pony: questo è un locale da musica live, l’ideale è arrivare la sera per un concerto, o uno spettacolino (spesso sono cover band o gruppi di ragazzini locali), entrare comunque, bere una birra, godersi l’atmosfera, fare foto e comprare merchandising.

Quindi, se prevedete di poter spendere la serata ad Asbury Park, saltate il paragrafo sotto e andate diretti al “riacchiappate la macchina”.

Se avete un giorno, un giorno e mezzo, fate così per il merchandising dello Stone Pony: se vedete qualcuno in cassa o un buttafuori bussate e dite che volete fare un giro, che siete turisti e che volete comprare qualche maglietta. Se è mattina raramente c’è qualcuno, ma nel pomeriggio da una certa ora comincia a girare il personale. Se vi dice che sono chiusi e che non vi serviranno niente da bere, dite che non importa, che venite dall’Italia apposta e che volete solo fare qualche foto e comprare. Siete in America, è il paradiso del consumismo, se dite “comprare”, vi si spalancheranno i cancelli.

Quindi, avendo i tempi stretti, entrate, fotografate l’impossibile e comprate qualcosa, visto che vi ha fatto entrare apposta.

Salutate e baciate la cassiera, e au revoir.

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Riacchiappate la macchina, girate su Kingsley Avenue (“well I’m riding down on Kingsley, figuring I’ll get a drink), fate una foto al volo al cartello stradale, andate sul luogo di The Student Prince site -911 Kingsley Street, club dove Bruce incontrò per la prima volta Clarence, e poi andate su Cookman Avenue (potete impostare Sonny’s Southern Cuisine al 574 dove pare Bruce a volte si fermi a mangiare) (le volte in cui c’è lui comunque chiudono agli altri clienti, mi dicono).

Poi: The Upstage Club al 702 Cookman Avenue, ora è chiuso, era vicino a OK Shoes. Era uno dei club originali per musica live di Asbury Park, Bruce più vari membri della E Street dal 1968 al 1971 hanno suonato qui in qualche serata.

Per il resto Cookman è una via molto carina che ha una serie di stupidissimi negozi che in realtà trovereste in qualsiasi altra cittadina, MA questi hanno la scritta Asbury Park un po’ dappertutto, quindi fatevi un giro, se avete calcolato due giorni. Altrimenti, schizzate via, direzione Belmar, 10th Avenue.

Essì, lo so. La Tenth Avenue. E migliora anche la situazione, perchè quando arrivate lì cercate dove la 10th interseca la E Street (lo so, a dire ste robe la mente vacilla) e lì trovate il paletto stradale bianco E Street e un monumento chitarra assai carino che hanno messo da qualche anno a questa parte.

Foto foto foto.

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Se stiamo parlando al tour toccata e fuga, e siete stati bravi, dovrebbe essere pomeriggio, non troppo tardi. Avete tempo per Freehold, che da qui è 17 miglia (20 minuti di macchina). Premetto che ci sono altri tre/quattro altri locali dove Bruce ha fatto qualche apparizione, non li elenco tutti perchè non ha senso secondo me (inoltre probabilmente ce ne saranno minimo altri venti, dove ha suonato o è andato in bagno almeno una volta). Se siete completisti malati:

The Saint (Munro Avenue and Main Street);

The Fast Lane (206 Fourth Avenue)

Freehold è la città che a me dice meno, ci sono molte cose legate a Bruce ovviamente, ma legate più alla sua infanzia e giovinezza che al mito. Quindi io sto proponendo una visita veloce, poco romantica, se vogliamo giusto per dire Sono anche stato qui: sono quasi tutte foto a cartelli stradali. E’ una visita da springsteeniani hard core, perchè Asbury Park essendo sul mare per lo meno propone una serie di attrazioni e paesaggi che possono essere ammirati anche dal partner non strettamente springsteeniano. Freehold no.

Quindi, se vi siete presi con comodo tutto il pomeriggio per visitare quello che abbiamo detto prima, va bene comunque. Io vi elenco quello che potreste voler vedere, poi decidete voi.

Anche se è quasi buio, potete comunque fare la foto al cartello della città, e poi:

  • 39 e ½ Institute street è la famosa casina bianca e azzurra dove Bruce abitò dai 5 ai 12 anni, dove vide per la prima volta Elvis in televisione e chiese conseguentemente una chitarra. E’ dove c’è l’albero presente sul singolo di My hometown, quello a cui Bruce si appoggia. Questa è la più carina, e merita la visita.
  • cercare Randolph Street (foto al cartello) (c’era una casa dove ha abitato Bruce qualche tempo ma non c’è più, adesso c’è un parcheggio);
  • fotografare la scuola dove ha fatto le elementari (e dove ha suonato per il Tom Joad): St Rose of Lima, 16 Mc Lean St, Freehold
  • St. Peter’s Episcopal Church, 31 Throckmorton Street (non ha niente a che fare con Bruce ma è una chiesa costruita nel 1771 dall’architetto Robert Smith ed è stata aggiunta al National Register come una delle sole 5 chiese presenti nello Stato risalenti al 1700 e ancora in piedi (magari potete buttare lì la nota storico culturale per darvi un tono, ecco)
  • cercare la Firehouse (Caserma dei Pompieri), indirizzo: 3587 U.S. 9 #302 E’ una normalissima caserma, la particolarità è che hanno una bellissima autopompa giallo limone con la scritta Born to run, donata da Bruce. Se ci sono i pompieri fuori, chiedete se potete fare una foto, again: spiegate che venite dall’Italia, sono gentilissimi.
  • Al 68 South Street c’è l’altra casa (in tutto sono tre qui a Freehold, cioè due più il cartello di Randolph Street) dove Bruce ha abitato dai 14 anni in poi, fino a che è scappato praticamente di casa. La casa è brutta e ogni volta che ci sono passata davanti c’erano gruppi di uomini di varie etnie che mi hanno scoraggiato dal fermarmi troppo (spesso sono qui da sola). Resta il fatto che è quella dove ha cominciato a comporre.
  • A Freehold ci sarebbe anche un piccolo parco dedicato a Gordon “Tex” Vinyard , un appassionato di musica che insieme a sua moglie Marion ai tempi dei Castiles offrì un posto dove provare, soldi per suonare e comprare amplificatori e corde per le chitarre, cibo e spesso anche alloggio ai vari membri della band, Bruce compreso. Il parco con la targa commemorativa fu inaugurato mi pare negli anni del Tom Joad tour, con relativo discorso di Bruce. Io ci sono stata un paio di volte e ho fatto foto, ma siccome è veramente un parchetto da asilo e la targa si stava pure sbiadendo non ho mai fatto ritorno. Ho provato a cercare online l’indirizzo ma non l’ho trovato, se proprio siete completisti fatevi un giro e diteci in che condizioni è, se lo trovate.

Finito il giro, da fare rigorosamente in macchina (e quindi in tutto prende un’ora scarsa), potete fermarvi a mangiare da Federici’s pizza (14 E Main St, Freehold). Potete anche solo fare una foto al cartello, non è una pizza così buona da giustificare il viaggio, ma è decente, per essere americana. Inoltre è in centro e di sera è molto carino, negozietti e vari locali, bar, ristoranti. Comunque, dentro come memorabilia c’è solo una foto di Bruce alla cassa quando ci è passato nel Tom Joad Tour. La leggenda vuole (o forse voleva) che fossero parenti di Danny, ma onestamente non è mai stato confermato.

Proprio davanti a Federici’s Pizza ci sono mattonelle sul marciapiedi tipo walk of fame, donate dai cittadini, una -proprio davanti al locale- ha su il nome Bruce Springsteen.

Non andate in giro a piedi col buio in questa città: non ho idea di come siano le statistiche del crimine ora, ma l’ultima volta che ci sono andata il cameriere ci ha detto di non gironzolare troppo. Finchè siete sulla Main (che è la zona di Federici’s), ci sono ristoranti e negozi aperti, quindi tutto bene. Finito di mangiare, prendete la macchina e andate a registrarvi in hotel a Ocean Grove, e poi se vi va ri-buttatevi allo Stone Pony, o al Wonder Bar. Se intrattenevate sogni di camminate notturne a Freehold sognando romanticamente della giovinezza di Bruce, per inciso avvenuta cinquant’anni fa, mettetevi a letto e sognate così.

Mattina del secondo giorno:

Red Bank. E’ una cittadina molto molto carina, dove Big Man aveva un locale trallaltro, ma questo importa relativamente. Impostate sul navigatore 30 Broad Street, che è la via principale, arrivati qui parcheggiate e scendete. Il 30 è Jack’s Music Shoppe, un negozio di dischi che ha a volte qualche memorabilia di Bruce (non tantissimo, dipende dai momenti), ma è molto bellino. Inoltre è il negozio dove Bruce ogni tanto va a far spesa, e dove è apparso qualche volta (due credo) a segnare autografi ai fan per l’uscita di un suo nuovo disco. A parte apparizioni di Bruce che vi auguro ma non sono probabilissime, Red Bank è carina da visitare (penso sempre al partner che vi accompagna e che non ama particolarmente Bruce) (io vi penso!!!). Dall’altra parte della strada rispetto a Jack c’è il negozio di Kevin Smith, Jay & Silent Bob’s Secret Stash. Se non sapete di che sto parlando, va bene lo stesso. Se apprezzate, entrate e scatenatevi.

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Poi riprendete la macchina e andate al Count Basie Theatre, 99 Monmouth Street. A volte fanno entrare, a volte no: è il teatro dove Bruce ha registrato il full album di Darkness per The Promise. A parte questo è un bel teatro storico americano, ma se sono chiusi potete fare la foto da fuori.

A questo punto potete dirigervi a Rumson. Rumson cittadina in realtà non esiste, è un po’ come Peschiera: è un concetto di città, più che un luogo.

Consiste in una serie di ville megaspacchiuse per gente estremamente ricca, ma proprio ricca ricca ricca.

C’è un piccolo centro di negozietti e ristoranti, potete impostare 44 West River Road che è un negozio di Delicatessen, e farvi un giro.

Bruce ha a Rumson una villa dove ha abitato finchè i bambini andavano a scuola (la sua è quella davanti alla scuola elementare). Da quel che si sa, ora che tutti sono fuori casa, lui abita nel ranch a Colt’s Neck. Ora.

E’ ovvio che è emozionante guidare per strade che lui stesso percorre e ha percorso ogni mattina per anni, e io stessa ogni volta che ci vado ho la curiosità di passare davanti a casa sua, perchè è un punto di contatto inarrivabile, e molto sentimentale. Ma non mi fermo, non suono il campanello, non entro nel vialetto per fare foto agli alberi (la casa è comunque coperta alla vista, non si vede niente). Io ho innanzitutto rispetto per la persona, che sta a casa sua a farsi i fatti suoi, non so dirlo meglio.

Tuttavia il fan medio non capisce, proprio non arriva a capire, proprio è un concetto che non gli entra in testa che QUESTA E’ CASA SUA. Quindi non è corretto suonargli il campanello (anche perchè siete non due ma tre volte cretini, pensate che Springsteen risponda al citofono?), non è corretto chiedere alla Security che risponde se è possibile fargli avere un regalino, una caciotta portata dall’Italia, un cd che avete appena registrato. Ci sono altri canali, se proprio volete contattarlo, usateli. Comunque. So che questo fervorino andrà al 90 peccento a toccare gente che non lo capirà, ma io ci provo sempre e comunque.

Da Rumson potete dirigervi velocemente a Sea Bright (3 miglia) parcheggiare e scattare qualche foto all’oceano.

Il Ranch di Bruce a Colt’s Neck non so dove sia (non è vero, lo so, ma non lo dico per i motivi che ho esposto sopra). Potete comunque impostare il nome della cittadina sul satellitare, ci sono tantissimi ranch e allevamenti di cavalli, molte belle strade di campagne e colline, il New Jersey è un posto magico, in certe giornate, e il giro merita a prescindere, per i paesaggi.

A questo punto dovrebbe essere il primo pomeriggio, a seconda dei piani che avete fatto potete riprendere la macchina e dirigervi di nuovo ad Asbury Park per un secondo round, veloce veloce, salutare l’oceano e la Convention Hall, oppure prendere la Turnpike e tornare a New York, o dove dovete andare.

Itinerari aggiuntivi.

Se avete considerato di spendere tre giorni, parte di uno potete passarla ad Atlantic City.

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Da Asbury Park sono circa 80 miglia, un’ora e mezza di strada.

Atlantic City è una città che unisce il trash di Las Vegas e del plasticume pacchiano dei Casinò al fascino della costa atlantica: ha uno dei più lunghi Boardwalk del New Jersey, 7 km ca, che si snoda di fianco all’oceano. In realtà comunque turisticamente parlando non ha senso percorrerlo tutto, a mio parere: è una sequenza ininterrotta degli stessi negozietti con roba indiana e cinese, manicure, roba da mangiare di ogni tipo e paccottiglia varia. Potete comprarvi ovunque per pochi dollari magliette e felpe di Atlantic City e souvenir vari.

Quindi il mio suggerimento è di impostare sul navigatore 1000 Boardwalk che vi porta all’altezza del Trump Taj Mahal, parcheggiate, e da lì vi fate un bel giro.

Ci sono l’Hard Rock Cafè e la House of Blues, c’è lo Steel Pier, un parco giochi, c’è il Ripley’s believe it or not.

Il Ritz-Carlton offre visite guidate in tema dei Ruggenti Anni 20, nei quali visse il protagonista di Boardwalk Empire, serie qui ambientata.

L’ultima volta che sono stata qui risale a gennaio 2014: in seguito ho letto che molti Casinò hanno dichiarato fallimento e che la città versa in grave crisi economica, quindi può essere che alcune informazioni non siano più attendibili, che qualche locale abbia chiuso. In ogni caso un giro vale la pena farlo, anche se in effetti a me personalmente piacciono di più altre città. Però con il sole che tramonta sull’oceano anche i Casinò acquistano un certo fascino.

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Springsteenianamente parlando, il giro turistico è più o meno completo. Andando su e giù per le statali del New Jersey avrete percorso magari senza accorgervene la Route 9 (che sarebbe la highway 9 di Born to run, ma non la chiama nessuno così qui, solo Route), e più o meno altro non vi si può chiedere.

Ci sono tante altre cose da fare nel New Jersey, spiagge da visitare, bellissimi fari e cittadine con case di legno vittoriano dipinte, ma qui stiamo già parlando di America, non solo di Bruce.

Se siete interessati, scrivetemi e chiedete ciò che vi serve, sarò lieta di aiutarvi.

Have love, will travel!

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Bruce Springsteen Signs #BruceSpringsteen #Signs

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Comunque dobbiamo realizzo che certe canzoni le tira fuori per i cartelli. Molte no, molte già le vuol fare, ma qualcuna, ogni tanto, lo ispira tramite il cartello, e tira fuori la roba specialosa.
A Parigi c’era uno che aveva la richiesta I want you (the song, not you), e convenite che se l’avesse ispirato abbastanza… Convenite no?
Certo dietro c’era una col cartello Human Touch. Ouch! Bisogna un po’ capire come procedere alla scrematura. Anche quelle coi cartelli Hai ballato con mia zia mia sorella mia cuggina tira su anche me, no dai, via, leviamole. Anche quelli che persistono su Born to run e Dancing ad alzare cartelli, basta figa dai, ma secondo te ti può fare This life dopo Tenth Avenue? Eddai zio cane.
Ma per il resto, per me i cartelli ancora sono un bonus.

La guerra al terrore

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Pensieri un po’ qui e un po’ lì.

La settimana scorsa ero a Parigi, tre giorni, per vedere Bruce. Viviamo in un mondo brutto assai, e lo sappiamo. Andare a Parigi è stata per anni una cosa semplice, relativamente veloce e piacevole; adesso, non più tanto. Dicono che non bisogna piegarsi, che dobbiamo muoverci lo stesso perchè sennò gliela diamo vinta, che la paura non deve trionfare: ed è tutto vero e sacrosanto, certamente.

Tuttavia, il giorno in cui sono atterrata e ho preso la metro dall’aeroporto all’hotel, è salito un uomo con mimetica militare che si è messo a gridare in francese per 10 interminabili minuti, gridava  pieno di rabbia e odio, e guardando le facce serie dei passeggeri intorno a me che lo osservavano di sguincio senza incrociarne gli occhi, non potevo scacciare il pensiero subdolo di un giubbotto imbottito di tritolo pronto a far esplodere tutto. Se fossi stata in qualsiasi altro posto al mondo (eccetto Istanbul o Beirut, immagino), mi sarei girata dall’altra parte bloccandolo fuori dai miei pensieri. Qui, ho passato momenti a cercare di decidere se fosse il caso di scendere alla fermata successiva e prendere il treno dopo.

La sera del primo concerto, quando è partito l’impianto elettrico del palco, è simultaneamente scattato un allarme nel palazzetto, una sirena che suonava a intermittenza con la voce dello speaker che invitava a uscire piano e con ordine. Io ero molto vicino al palco, e ho visto con i miei occhi tutto quello che succedeva, quindi ero tranquilla. Ho visto Bruce e la Band reagire ridendo a quello che era un problema tecnico, nulla di più pericoloso. Chi era in fondo o in alto, senza maxischermi ad aiutare a capire perchè spenti, con questa sirena implacabile, l’ha presa in modo diverso: molti parigini sono saltati in piedi e usciti senza esitare, pur con Bruce che non si è mai allontanato dal palco dando quindi un’impressione di sicurezza, va da sè che ci fossero stati problemi diversi gli artisti sarebbero stati i primi a essere invitati a uscire. Ma questi pensieri razionali li sto raccontando adesso perchè ci abbiamo riflettuto, e perchè comunque, in tutto questo, noi siamo turisti che sentono e vedono di queste cose al telegiornale, ma non lo vivono ancora, per fortuna, nel loro quotidiano. Un parigino che ha visto morire per strada e in locali pubblici più e più persone innocenti, non sta a razionalizzare tanto, prende e cerca di mettersi in salvo.

La notte prima di partire mi ha svegliata verso le tre di notte un colpo fortissimo fuori per strada, un boato così potente che sono partiti gli allarmi delle macchine intorno, seguito da una serie di quelli che sembravano spari e poi ho realizzato fossero mortaretti, gente che gridava per strada e altri colpi. Era la notte del 14 luglio, che è festa nazionale, e io svegliata dal sonno di botto, col cuore in gola, ci ho messo un attimo a capire cosa succedesse. Quello che mi è passato per la testa è stato Mi si nota di più se mi affaccio e mi seccano così, se mi nascondo sotto il letto o se vado diretta in bagno e mi siedo sul cesso così quando mi trovano dimostro di aver avuto quel minimo di dignità per finire sul trono invece che farmela addosso?

Il giorno dopo atterro, e la sera il telegiornale riporta gli orribili fatti di Nizza. Mentre scrivo questo è in atto la caccia all’uomo a Monaco dopo l’attentato al McDonald’s.

Non posso dire di avere avuto paura sempre e costantemente durante quei tre giorni, o di non essermela goduta, perchè non sarebbe vero. Ma sinceramente non l’ho vissuta neanche proprio bene, e la paura è entrata e uscita da questa vacanza con regolarità. Se il pericolo è reale, non puoi evitare di pensarci, e se è vero che il coraggio è superare i pensieri che ti bloccano, è anche vero che l’incoscienza non ce la possiamo più permettere. Io onestamente ho scelto Parigi perchè c’erano i concerti in un palazzetto, ed era Bruce, ma ammetto con sincerità che ormai per qualsiasi altro motivo di viaggio eviterei la Francia. Che fare? non lo so. Hanno vinto loro? nella paura, al momento, sicuramente. Razionalizzando è tutto semplice, e in fondo non scegliere di andare in alcuni Paesi che sono più a rischio attentati di altri dà un’illusione di controllo e sicurezza sul proprio destino che è, appunto, solo un’effimera idea. Ma a volte è proprio dura mantenere la razionalità. A dire la verità, io posso seriamente farmi due calcoli e mettermi in testa che il rischio di un incidente stradale o di una malattia terminale sono molto più reali e concreti del morire in un attentato terroristico. Ma è la paura che va e viene in quei giorni che non vorrei provare più, il dover razionalizzare con le statistiche mentre sono in vacanza e avverto un potenziale pericolo, il cercare di stare tranquilla nonostante tutto quando ho tre giorni per staccare e fare quello che amo davvero. E’ normale preoccuparsi, diventare cinici, pensare vagamente che il governo dovrebbe fare questo o quello, e poi passare a dirsi che la giustizia deve prevalere, che il male non vincerà, che bisogna aver fede nell’umanità. Forse il senso è cercare di non sentirsi soli anche solo buttando su un blog questi pensieri, cercando di tenere vicini gli amici, accettando che sì, siamo in guerra, e rimanere indifferenti è ormai impossibile.