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Eddie Vedder Taormina – night 1 #EddieVedder #Taormina

Notoriamente io di musica non capisco un cazzo, essendo che ascolto Springsteen, mi informano i meglio critici della lanugine nei calzoni coi risvoltini. Quindi lascio ad altri le recensioni ombelicali, e fornisco un paio di ricordi, parole, opere e omissioni di ieri sera così, per la passione, l’ammòre, la meraviglia.
La location, si sa, fa l’uomo ma anche il concerto, nel bene e nel male. Ieri sera Eddie Vedder aveva un luogo indescrivibile, che per un americano vale per due perché suonare in una rovina dell’antichità per loro è importante, molto più per noi che comunque nel passato ci viviamo immersi. E comunque anche noi eravamo commossi, quindi figuratevi loro. Per dovere di cronaca, comincio col riferire che ha parlato due volte di Firenze, lo metto come nota di riflessione, non necessariamente negativa, soprattutto non per il pubblico. Ma non penso che sia stato troppo contento della scelta logistica di Firenze, prima ne ha parlato all’inizio, dicendo che venivano da un concerto disposto in modo Overwhelming, intenso, mentre qui ‘Abbiamo tantissime canzoni da suonare, ce la prenderemo con calma, cosa che là non sarebbe stato possibile’. Da artista, io credo che non sia stato felice di uscire per un tour acustico, e trovarsi davanti una folla da Pearl Jam. Poi il mestiere è subentrato, il pubblico scalda e ricambia, l’atmosfera accresce la passione, e credo a tutti quelli che ricordano un grandissimo concerto. Ma Vedder non voleva questo, in partenza, e non l’ha dimenticato. Ne ha parlato ancora un poco dopo, quando ha invitato un genitore che aveva in braccio in bambino molto piccolo ad avvicinarsi, offrendogli un plettro e un po’ di vino. Vedete? – dice, questo a Firenze non sarebbe stato possibile. Penso che l’atmosfera tranquilla gli abbia fatto apprezzare il fatto di poter interagire serenamente col pubblico, bicchieri di vino e strette di mano, sorrisi e carezze, battute e scambi di parole.


C’era ogni tanto qualche voce che gridava cose come I love you! E lui dopo un po’ dice che sarebbe bello salvare questi piccoli brevi attimi di felicità per i momenti tristi, per quando arrivano i dubbi e il buio, e in quel momento ricordare una piccola voce italiana che da lontano gli grida I love you!!!
Un momento request vede The kids are all right. Da queste parti si ricorda con tenerezza la infinita orchite causata da richieste come Surprise Surprise e Sunny Day, ma va bene.
Digressione sull’ukulele, dove spiega che se l’ukulele fosse stato inventato dagli italiani, sarebbe stato molto, mooolto più antico. E costoso. E avrebbe avuto 8 corde. Il che, dice ripensandoci, in effetti c’è, e si chiama Mandolino. Ops!
Sleepless nights con solo mandolino e due voci, sua e di Hansard a cappella, senza amplificazione, nell’acustica perfetta del teatro, dove tutti zitti e immobili ascoltava no senza fiatare, per me è stato un momento memorabile.
Bad, degli U2. Bé, è solo una cover certo ma… È Bad.


Su Jeremy scende tra il pubblico. Un ragazzo cerca di sfondare per raggiungerlo, e Vedder lo ammonisce: No! Don’t come, don’t push… Stay! E va lui dal ragazzo, e poi in mezzo alla pedana dei disabili, cantando e stringendo mani. Tanti bambini, tanti fan felici. Non mi viene spesso alla mente la parola Famiglia pensando a certi concerti rock, ma ieri sera sì.
Dietro, il mare e le lucine del porto, l’ombra cupa del vulcano sullo sfondo, e noi in mezzo a pietra millenaria, illuminata in viola e oro, blu e nero, eretta da uomini che sognavano, bevevano, bestemmiavano proprio come noi, cercando un posto nel mondo, e un senso a tutto ciò. Probabilmente qualche tragedia di Sofocle, o qualche canzonaccia da taverna li ha aiutati, così come noi ci rivolgiamo ai nostri aedi, che hanno chitarre e amplificatori.
Ha ragione Borges, tutto accade per la prima volta nelle umane vicende, ma in un modo eterno.

Poi tanto altro, ovviamente, tanto rock, passione, un po’ di furia, paura, e amore. Ma per quello poi arrivano le vere recensioni di chi di musica ne sa. Noi intanto ci ributtiamo in fila per la seconda sera, ché si bissa.

Foto di Marzia Fumagalli e Fausto Casadei 

Set list 26 giugno 2017, Taormina Teatro Greco

01. Long Road
02. Bad (U2)
03. Wishlist
04. I Am Mine
05. Can’t Keep
06. Without You
07. Sleeping By Myself
08. It Happened Today (Buck, Mills, Stipe)
09. Drifting
10. Setting Forth
11. No Ceiling
12. Far Behind
13. Guaranteed
14. Rise
15. Picture In A Frame (Brennan/Waits)
16. The Kids Are Alright (Townshend)
17. Out Of Sand
18. Better Man/Save It For Later (Charley, Cox, Morton, Steele, Wakeling)
19. Porch
20. Isn’t It A Pity (Harrison)
21. Crazy Mary (Williams)
22. Jeremy
23. “Heroes” (Bowie, Eno) parziale
24. Just Breathe
25. Lukin
26. Song Of Good Hope (Hansard) with Glen Hansard
27. Sleepless Nights (Bryant, Bryant) with Glen Hansard
28. Society (Hannan) with Glen Hansard
29. All Along The Watchtower (Dylan) with Glen Hansard & Strings
30. Hard Sun (Peterson) with Glen Hansard, Red Limo string quartet (singing) and Ed’s daughters

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