«Era un drogato di merda, che cosa pretendono i familiari? ». A proposito di Stefano Cucchi e della sua morte questa voce, esattamente in questa forma, registrata ieri nell’eccellente “Radio anch’io”, è piuttosto popolare. L’idea che per lo Stato il corpo di chiunque, anche del peggiore dei criminali, sia inviolabile, è appunto un’idea. Un’astrazione. Una conquista culturale che come la democrazia, come lo stato di diritto, come la giustizia levata alla folla linciatrice e affidata ai tribunali, va difesa giorno dopo giorno dagli istinti e dagli umori di ciascuno di noi. Che senza la cultura, la democrazia e il diritto siamo solamente scimmie.
La meravigliosa sorella di Stefano Cucchi conduce la sua battaglia nel nome degli ultimi: dei “drogati di merda”. Impressiona notare che il concetto di “ultimi” è molto facilmente ululato e sbandierato, ovunque, in riferimento alla condizione economica. Ma tra quelli che non ce la fanno ci sono anche i deboli di spirito, i falliti, i piccoli delinquenti, i tossici. Non tutti poveri di censo, sicuramente tutti poveri di carattere. Le galere sono piene di ultimi. Ma così ultimi che i talk-show che pretendono di “dare voce agli esclusi” di loro non si occupano.
Michele Serra, L’amaca

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