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Fiera di essere fan #BruceSpringsteen

Questi sono stati due giorni difficili, per citare la moglie di Nils “Ho visto così tanto odio e insensatezze riversate su Bruce e la Band che capisco come Trump abbia effettivamente una chance. Ora sono spaventata”.

Ho letto commenti allucinanti su Twitter e sulla pagina ufficiale di Bruce, insulti, deliri, minacce bibliche perchè ha supportato i sodomiti (giuro), c’era così tanto odio e rabbia che ho dovuto smettere di leggerli, anche perchè non si può ragionare con gente che vuole solo riversare tutto l’odio che ha dentro gettandolo addosso a qualcuno, Bruce, il governo, i froci, qualsiasi cosa, basta odiare. Viviamo in tempi duri e spaventosi.

Uno degli argomenti evergreen è il famigerato “Essì ma tu non sei tra quelli ai quali hanno cancellato lo show, è facile essere d’accordo con Bruce da lontano perchè tu non sei direttamente coinvolta con lui che sopporta “quella gente”, vorrei vedere se cancellasse un concerto a cui dovevi andare”. E sapete che c’è, è proprio vero, non sono direttamente coinvolta in questa cancellazione, e non nego che se mi succedesse probabilmente piangerei lacrime amare, partirebbero un sacco di parolacce e un certo numero di margarita sarebbero chiamati per aiutarmi in questa circostanza. Ma una cosa la so per certa, non mi metterei mai, mai per nessun motivo, a insultare Bruce (o qualsiasi artista si fosse comportato nello stesso modo) perchè ha deciso di schierarsi a favore di una causa che ritiene giusta, soprattutto se questa causa riguarda dei diritti civili. C’è solo una cosa che mi potrebbe far scagliare violentemente contro di lui: se un giorno si mettesse a supportare una causa o un partito che offendono con il loro credo i miei valori. E questo è il punto, in fondo: tutti questi rabbiosi poveri bastardi che si sono messi a insultare Bruce e la Band lo hanno fatto perchè ODIANO il soggetto, la materia, il vero problema: non che si siano schierati, ma che lo abbiano fatto a favore dei diritti civili di una minoranza di persone, “quella gente”.

Poi naturalmente arriva il resto: è un cantante, deve cantare, non fare politica, voglio andare sotto quel palco e sentir partire la batteria e le chitarre, non voglio i fervorini sull’attivismo politico, da lui. Io non lo so dove eravate ibernati in tutti questi anni, ma da American skin alla partecipazione a Human Rights Now!, da Roulette a The Ghost of Tom Joad, dalle parole di Death to my hometown a Born in the USA mi sa che l’avreste dovuto già capire da un pezzo, che Bruce è qualcosa di più di una Dancing in the dark.

La maggior parte delle sue canzoni parlano di persone emarginate e oppresse, e di come questo capiti sotto qualsiasi schieramento ci sia al governo, tra l’altro. Penso che davvero sarebbe sminuire tutti i valori che ha cercato di trasmettere con la sua musica ridurlo al juke-box che canta quello che vuoi tu e non chiedermi di pensare per favore che i problemi sono altri. I problemi sono sempre altri, vero? Sì è un bel gesto ma doveva fare altro, sì poveri froci ma i problemi sono altri, sì ma chissenefrega io c’ho i miei casini voglio solo un concerto rock e non pensarci, che palle tutta sta storia. Quando siete diventati così, ditemi? Solo vent’anni fa una cosa del genere ci avrebbe uniti compatti con tutte le bandiere gaie sulla smemoranda. Ora no, dai, non ho tempo, i figli, il mutuo, il lavoro, dai no, e poi  ha suonato in quell’altro posto dove ci sono altri problemi, perchè non ha annullato anche quella data?

Non c’è più coscienza politica o sociale, e per questo Bruce è stato ancor più grande, perché ha persino smosso un paio di coscienze, ha fatto discutere. Si parla anche, cosa forse ancora più importante, di quanto e se siano giusti questi gesti e sia giusto impegnarsi per una causa. Per dieci che pensano che sia sbagliato, c’è un ragazzino da qualche parte che capisce che è giusto.

Vi auguro la buonanotte con una cover che Bruce ha scelto di suonare a Santiago del Cile nel 2013, la sua prima volta in assoluto ad aver suonato in quel Paese, quarant’anni esatti e un giorno dopo il golpe di Pinochet (che, ricordiamolo, fu pienamente appoggiato e consolidato dagli Stati Uniti), una canzone di Victor Jara, un insegnante, poeta, canzoniere e attivista politico cileno. Poco dopo il golpe, Jara fu arrestato, interrogato sotto tortura e infine ucciso, il suo corpo gettato per le strade di Santiago. Le sue canzoni parlavano di amore e pace, e di giustizia sociale.

Non penso che molti cantanti americani vadano a suonare in Cile informandosi sugli anni del regime, ancor meno quelli che dedicano un momento del loro show a onorare le sofferenze del popolo in quegli orribili anni.

Ma non mi sono sorpresa quando Bruce l’ha fatto, perchè questo è ciò che lui è, quello che fa. E’ quello per cui passiamo le nostre vite con lui, è perchè sono così fiera di essere una sua fan, oggi.
Lorenza
https://youtu.be/JNQm1Plu63k

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