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Say amen somebody! The river tour 2016 #BruceSpringsteen #TheRiverTour2016

Jake-Bruce-Stevie

Avendo avuto l’incredibile privilegiuo di poter assistere a tre dicasi tre concerti in palazzetti americani (e ribadiamo che il palazzetto rispetto allo stadio è un’altra porca cosa, potete metterla come vi pare ma non c’è storia proprio) vado elencando un paio di penzieri che ho partorito tra Albany e la città del formaggino Philadelphia.

Innanzitutto, si parte dal maraviglioso incredibile fatto che a distanza di 35 anni Bruce decide di rivisitare, rieditare e riproporre il The river tour. Il The river tour originale, 1980 e 1981, è per noi fan una cosa fatta di quella materia di cui sono composti i sogni rockenrolli: la E Street Band caricata al fulmicotone, la E Street dei tempi d’oro in una missione per conto di Dio, pronti a suonare o a uccidere a suon di chitarre e batterie. Questo del 2016, ovviamente, non ha molto a che vedere con quel tour, a parte il nome: sono passati 35 anni, il tempo avanza con quel suo passo lento e strascicato, due membri originari della Band non ci sono più, siamo tutti più vecchi e stanchi, sì, anche loro, anche la Band, e persino, ahimè, Bruce. Ma la vera differenza non è la nostra umanità di fondo. E’ la resa live delle canzoni e il come vengono proposte. Quando Bruce promuoveva l’album di The River nel 1980, era in tour a tutti gli effetti, e le nuove canzoni, come è sempre stato, venivano mischiate durante lo show con i suoi pezzi storici. Erano canzoni relativamente nuove, potevano esserci sbavature qua e là, qualcosa saltava, qualcos’altro rimaneva, loro suonavano da Dio e nessuno si metteva a fare il micragnoso sulla nota sbagliata qua o là. Poi, nel corso degli anni e degli altri tour, alcune canzoni si sono assestate lungo una certa aria di routine, sono quelle canzoni che da Out in the street a Hungry Heart a Cadillac Ranch a Two hearts non abbiamo mai perso di vista live per interi tour, più The river stessa che ha pure subito qualche trasformazione negli anni (splendido intro di sax di Big Man nel Reunion tour), e qualche chicca come The ties that bind, Independence day e Sherry Darling.

Per il 2016 quello che Bruce ha voluto fare, non potendo replicare il passato, è stato cercare di migliorare il presente: per la prima volta da anni, le canzoni sono state provate e adattate prima di andare on stage, il lavoro che è stato fatto per riproporle dal vivo è stato preciso e si vede. Ci sono arrangiamenti perfetti, cori studiati nei dettagli, la resa di alcune canzoni “minori” è curata a livello maniacale. Tutto il concerto da che inizia fino alla fine del set di The River ha una profondità e uno spessore artistico di un livello incredibile, io raramente – lo dico con sincerità – ho visto la Band suonare così bene e senza sbavature. Questo, ovviamente, è comunque uno dei lati della medaglia: è chiaro che se suoni sempre le stesse canzoni sera dopo sera, non potrai che migliorare la qualità della performance. Ma in sè questo fatto non è grave per niente, anzi non importa proprio: il primo set del concerto prevede l’intero album di The River suonato dall’inizio alla fine, e non si chiede altro se non quello che Bruce e la Band danno: un suono perfetto su canzoni magistrali. Sul set di The River quindi, io non posso dire nulla, se non ringraziare per tanta grazia rockenrolla. Leggo commenti assurdi di gente che non ha ancora visto uno di questi show epperò si lamenta perchè The River è un album troppo lungo ahahahah ma dai, ma di cosa stiamo parlando, ma su. The river  è un album doppio, che appartiene a quella schiera di gloriosi lavori del passato in cui un artista si poteva permettere di chiedere al proprio pubblico di non fermarsi alla hit-single di tre minuti: album profondi, di significato ma anche di divertimento, che andavano ascoltati dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità, disco 1 lato A alzarsi e girarlo per sentire il Lato B, alzarsi e mettere il disco 2 lato A eccetera eccetera. In un’era di musica fluida da Spotify in cui non sembra neanche possibile che ci fosse gente disposta a sedere tranquilla per un’ora e quaranta senza fare altro se non ascoltare un LP per intero, può sembrare un’operazione arcaica, poco innovativa, autocelebrativa. Forse un po’ lo è, chissà. Ma quelle due ore sul palco con Bruce che ti parla di come avesse voluto fare un disco che fosse grande come la vita, con dentro l’amore, l’odio, la disperazione, le serate un po’ folli alle feste dei college e i primi amori, l’amarezza nel diventare adulti e il capire che i propri genitori non sono solo due vecchi testoni messi lì a rovinarti il divertimento, e infine il sudore e le lacrime, per me quelle due ore di The River non hanno prezzo. Il secondo set non mi è piaciuto, e onestamente non è come me lo sarei aspettato. Ma non sto parlando di questo, ora, nè del fatto che davvero non credo che abbia senso un concerto come questo in uno stadio, lasciamo poi perdere un festival: il disco parte benissimo, ma man mano che si prosegue i pezzi intimisti e le ballate più lente e melodiche, hanno la meglio sui brani rock’n’roll: quindi se in un palazzetto americano già sul bellissimo, storico intro di Point blank la gente rumoreggia e scassa la minchia, non so come possa finire se non a botte per me su doppiette come Fade away e Stolen Car in uno stadio o in un festival tra migliaia di persone che non sono neanche fan. Non lo so e davvero non vorrei scoprirlo, mi pare impossibile che lo stesso Bruce possa accettarlo. Era un uomo che fino a pochissimi anni fa non faceva Jungleland o Racing se non nei palazzetti, quindi che adesso butti un intero capolavoro così alla massa mi pare inconcepibile. Ma queste sono considerazioni che man mano faremo, se è il caso.

Per ora, rimane che The river è uno dei tre dischi della vita per me, e averlo ascoltato tutto rasenta i sogni impossibili che poi si avverano e tu hai paura che non saranno all’altezza delle aspettative in fondo in fondo e invece poi sono addirittura meglio. In questo senso, Bruce è sempre una garanzia. Ho letto molte critiche a priori su questo tour, da gente che l’ha visto l’ultima volta nel 2013 e parla tanto per parlare: fa questo tour per i soldi, perchè non ha altre idee, perchè tutte le nuove canzoni che compone sono robètta, perchè non sa più che fare. Io penso che questo sia il primo tour pensato e provato e da anni, direi addirittura dalle Seeger Sessions. Ed è tutto The River. E’ ovvio che molte altre canzoni favorite rimangono fuori. Ma è tutto The River. Vi siete lamentati per anni che fa sempre le stesse cose, anno dopo anno, tour dopo tour, e un po’ è vero, su alcune cose. Allora se abbiamo perso la spontaneità negli anni, stavolta possiamo compensarla con talento a mazzi distribuito per quasi due ore, e nessuno di quei preziosi minuti su quel palco è sprecato, mentre aspettiamo di vedere dove ci porta quel fiume. Chemminchia ci frega della spontaneità? E’ tutto The River, say amen somebody!

jakebrucestevie

 

 

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