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Ready to be transformed – The River Tour 2016

16 gennaio 2016

Da stasera defollowo (sì lo so, mi rendo coscienza) quasi tutti voi perché inizia il tour e voglio arrivare là fra tre settimane sapendo il meno possibile di scalette cazzi e mazzi, tradizione inaugurata nel non mi ricordo ma diciamo penso Tom Joad. Come lo struttura, come vuole aprire il concerto, come arrangia i pezzi, cos’ha deciso di fare Bruce insomma, sono tutte cose che voglio sapere là da lui, non da qualche video mal cacato di uno che invece di godersi il momento filma o da chi è in Croazia e rosica. Non mi sarà possibile arrivare completamente all’oscuro come negli anni pre internet ma va bene così, almeno ci provo. In realtà stavolta non è tanto la scaletta, è proprio quel che rimane di essa a parte The river, che cos’ha scelto Bruce, cosa vuole e cosa lascia fuori e perché. Questo conserva ancora per me quel senso di attesa e ansia che vorrei cercare di godermi, amici e curiosi cronici permettendo, perchè penso che anche lui ancora lo pensi per il concerto e per chi ha lá quella sera, non per chi è a casa e legge perché non andrà. Per il resto ovviamente ancora non mi sto rendendo conto, quindi bene così. Quindi non taggatemi, non postatemi scalette o recensioni, non chiedetemi un cazzo perché tanto non saprò un cazzo, parlatevene fra di voi, ci risentiremo frappè. Se non mi vedete in giro da voi a piacciarvi cose non è perché non vi amo più, non siete voi, sono io.

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8 febbraio 2016

Allora al momento ho preso:
Una maglietta del New Jersey (costava pochissimo)
Una maglietta di Asbury Park (mi serviva)
Un’altra maglietta di Asbury Park (di quella collezione lì non ce l’avevo)
Una maglietta dello Stone Pony (non ho portato il pigiama e mi serviva qualcosa per la notte).
Adesivi (servono sempre)
Una placca di legno con scritto All you need is love and Asbury Park (perché, non è vero?)
Una robina per la Sara (spero non mi rimprovererete i regali agli amici!)
Una tazza di New york seteee (se poi devo farmi il té?)
Una fotografia artistica della Convention Hall (è arte no?).
Insomma sono in America, mica in ritiro spirituale in un convento di monache. E spendiamoli sti soldi!

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Antonello: Eccoci qua, ad Albany, capitale dello stato di New York.
Una città non troppo euforica, bisogna ammetterlo…
Sono in America da ieri ma mi sembra di essere qui da una settimana, tante sono le cose che ho visto, osservato, respirato.
La vista della 10th avenue e della E Street, quel crocicchio che racchiude l’inizio della storia, i primi germogli già incredibili, mi ha lasciato una emozione addosso che fatico a descrivere.
Ma è tutta Asbury Park (e oserei dire tutto il New Jersey!) che racconta in mille angoli la storia di Bruce, le sue canzoni, le immagini immortalate nei suoi testi (Sandy è praticamente un corto girato ad Asbury! ).
Capitanati dall’impareggiabile Lorenza Inquisizia Maggi, vera guida spirituale (e non solo …) di questo gruppo formidabile formato da: Marco Calvenzani Zoost, Alessandra Marcotulli la Tullia, Paolo Barontini, e Alessandra Filippi la Pape, domani si parte coi concerti! Bruce, la Band, tutto The River. Non vediamo l’ora!

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9 febbraio 2016

Concerto ammore love rock’n’roll. Dormito dalla una alle tre del mattino, puntata sveglia. Scendo al Business Centre a cercare di comprare San Siro. Io non riesco ma la mia anima fida sì. Torno a dormire. Sogno che compro biglietti e Bruce fa crowdsurfing. Al risveglio Anto mi chatta che ho dimenticato il mio portafoglio con le carte di credito al business centre e manco me ne ero accorta. Santo Patrono dei fan che invecchiano (male) pensaci tu.

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10 febbraio 2016

Tutto The river in seconda fila, con una mano attaccata alla transenna quando mi dovevo un po’ appoggiare ché la schiena, si sa. Tutto the river, e il suo volto amato. Chi parla lamentandosi non sa che dice (oltre a essere cretino PERCHÉ È TUTTO THE RIVER). Questo non è un tour con una canzone chiesta in un cartello e buttata là come meglio poteva, perchè gli andava di farla, tutto sommato. Questo è un tour forse per la prima volta da anni provato, sudato, studiato. Ci sono pensieri dietro, e volontà. E sul palco talento a mazzi che viene fuori, non dovrei stare a dirvelo ancora nel 2016 parlando di Springsteen live, ma tant’è. C’è Stevie che è in grande forma e per la prima volta da anni suona e canta e ha voglia di farlo, e fa tutta la differenza del mondo, su quel palco. Questo tour potrebbe finire con il solo tutto The river e sarebbe già un concerto stratosferico.
C’è un’altra cosa che dovrò dire, e che non mi è piaciuta, la dirò domani. Nel frattempo, tutto the river. Ancora. Addio.

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11 febbraio 2016

Inqui sbarca in terra americana sabato e si concentra. OoooooooooommmmmmMMMMMMM.
Meanwhile in Colts Neck, la Patti.
-Ma senti Bruce maaaaa… Io non ci vengo ad Albany, e neanche ad Hartford, che dici? Ero pronta ma c’è proprio qualche cosa che mi respinge, come un’energia negativa, non so… Per due concerti che vuoi che sia!

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12 febbraio 2016

Passata la tornata di emozioni della prima sera che mi prova sempre abbastanza, ieri è stata più lucida. Quindi party house e Sherry darling, Independence day e padri e figli. I wanna marry you l’amor cortese, Drive all night l’amore. Time to roadhouse in Ramrod, perdersi tutto nell’amore in Fade away. Stolen car, il primo pezzo che ha scritto sul perdere qualcuno, e The price you pay. E Stevie che dopo l’assenza di un decennio torna a essere Stevie, con i cori, la voce, le chitarre. Bentornato eh.
Ma che cazzo di album è The river? Ma cosa minchia è riuscito a scrivere?
Ma io boh.

13 febbraio

Quasi finita anche questa avventura americana. Spero di tornare presto, perché qua ci sono un sacco di risposte. Tipo il pubblico di Philadelphia. Grandi concerti, anche se quello che viene dopo The river è qualcosa che ti lascia un po’ della serie Ah ok due pezzi così ma ora lo vedo, adesso decolla! Ah no è finito. Ma prima c’è tutto the river, e quindi.
Ieri sera una simpamica coppia di americani mi chiedeva Sei qua da sola? Si qui sì ma ho degli amici sparsi qua e lì. Ah ma viaggi per Bruce? Sisi. Quante volte sei venuta in America per vedere Bruce? Mah inzomma… Circa 15.
Aaaaah you are one of those.
Ebbè signora adesso non mi si metta a dar titoli così che ci conosciamo appena, però sì, sono “Una di quelle”.
Ciao cicciuzzi, ci rivediamo su altri lidi.

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15 febbraio

La vita rockenrolla è strana. Ti fa sentire vivo dentro per qualche periodo di tempo, in genere dietro a una serie di concerti o, più raramente per me, con l’uscita o la scoperta di un nuovo album, e poi ti ributta nel sistema, se non sei molto fortunato o molto romantico. O testone. Io sono un po’ tutte e tre queste cose, perché sono riuscita negli anni a viverci per molto tempo, nelle note rockenrolle, e cercherò di non smettere mai. Questa è Atlantic city, cittadina che negli anni da fiorente e ricca di turismo e attività anche non legate ai Casinò ha subìto diverse mazzate dopo l’uragano e la crisi economica, e non riesce a rimettersi in piedi. Ci vado quasi ogni volta che passo nel New Jersey, e l’ho trovata molto triste quest’anno, così vuota con quasi solo il casino di Trump rimasto a funzionare (per inciso ci sono entrata e ho usato i cessi, giusto per lasciare un messaggio privato ma personale a trumpettone) però anche bella. Ogni cosa muore, è un fatto della vita non solo rockenrolla. Ma in ogni fine c’è un principio, come dice quel proverbio inglese, e quindi anche se questa vacanza rockenrolla è finita, ne arriveranno altre. Nel frattempo, disfo la valigia, scrivo, faccio il bucato, e mando il rewind di cos’ho visto tra il New Jersey e la Pennsylvania.

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