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Gentaglia

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Cara signora di un quartiere per bene romano, che piagni davanti alle telecamere disperata perchè arrivano gli immigrati al centro accoglienza a due passi da casa tua. Oddìo gli immigrati brutti, neri, puzzosi come un normale italiano in metropolitana a luglio.
Cara signora che piangi, che gridi con la bocca aperta e i denti gialli, così triste a dire Ma che Italia è, io pago le tasse, ho fatto tanti sacrifici per il mutuo e ora questo, e che però non vuoi essere fotografata, potete parlare all’addetto stampa, dici. Che bravi, vi siete presi l’addetto stampa, perchè noi non siamo razzisiti MA. Cara signora di un quartiere di grandi ville e casolari isolati, che teme per la sicurezza, e ci metterei pure un giustamente, toh, non te lo nego il giustamente, e che però quando i centri venivano istituiti altrove stavi chiusa nella tua bella casa isolata sentendoti sicura, sono problemi di altri, non miei. Cara signora che ora scendi in piazza, vi siete fatti il presidio da due settimane, che bravi. Scendere per la riforma del lavoro, della sanità, per le leggi ad personam, per il conflitto di interessi no. Per i suicidi dei piccoli imprenditori, la vergogna delle pensioni minime, la privatizzazione di tutto, lo scandalo dell’evasione fiscale no. Ma ti arriva in casa lo straniero, ed eccoti bella vispa a tirar fuori due sedie e piazzarci sopra il culo per piagnere davanti a una telecamera.
Intanto altri quartieri di altre città italiane lottano da anni per l’integrazione, alcuni ci sono anche riusciti, molti no, e indovina una cosa, l’integrazione è riuscita meglio e sempre in quei paesi, e paesini, dove le signore non sono scese a far la calza al presidio piangendo davanti a una telecamera, sono state in casa a preparare la pasta -perchè un piatto di pasta non si nega a nessuno, tranne a casa tua, chiaro – e a dividere quelle poche cose che potevano permettersi di donare, vestiti, ciabatte, farmaci. Cara signora, io non ho soluzioni, è vero, e non ho un centro a due passi da casa mia, e posso capire il disagio, non lo nego, forse nelle stesse condizioni, campagna isolata, pochi servizi, zero mezzi di comunicazione sarei inquieta, preoccupata anche io. Vorrei fare qualcosa, proverei a organizzarmi coi vicini, sentirei le chiese di zona, le associazioni di volontariato e perchè no, vigili e polizia.
Cara signora romana, e trevigiana, anche voi avete scelto, comunque. Di scendere per strada con cagapound a protestare CONTRO LA POLIZIA, contro LO STATO, un mese fa siete entrati in quelle camere che stavano preparando per gli immigrati e avete bruciato vestiti e coperte per gente che sfugge da una guerra e arriva qua senza niente. Cara signora, lei mi fa schifo. Lei se lo merita il male, anche se non glielo auguro. No, non è vero, un po’ glielo auguro, che ci vuole fare, cerco di essere un buon essere umano ma fallo.
Io non lo so se vincerete voi, la vostra ignoranza e l’eterno odio verso il diverso, lo straniero, l’altro. Ma ogni generazione ha le sue lotte, e la nostra, oggi, qui e ora, è questa: dirvi in faccia che siete voi il male, la vergogna, lo schifo di questa italietta, che non è nemmeno più in grado di provare compassione. Cara signora, mia nonna ha fatto due guerre, e diceva sempre che finchè si mangia, c’è speranza. Lei però è una stronza razzista ignorante, e non c’è rimedio,nè speranza, mi spiace. Continui a magnare e a piangere, magari un giorno incapperà per sbaglio in un dizionario e prima di bruciarlo in quanto libro pericoloso si legga la definizione di pietà.

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