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I don’t mean tomorrow!!!

Questa volta io e Bobby eravamo decise ad andare nel prato, e molto vicine vicinissime.

Partimmo alle 4.00 del mattino in treno da Vouguera, e verso le sette eravamo in fila davanti ai cancelli del Comunale di Torino.

Le file ai tempi della nostra meglio gioventù funzionavano così: a un certo punto tutta la gente confluita dietro e di fianco e davanti e sopra e sotto ai cancelli si alzava di botto, e stavi in piedi pressato sotto il sole per un quattro cinque ore, senza poterti muovere, mentre i modernissimi altoparlanti dello stadio scandivano lentamente annunci in aramaico che nessuno è mai riuscito a interpretare. Però non ti annoiavi mica, perchè avevi il tempo di fare un sacco di cose, grufolare, mangiare qualcosina dalla mangiatoia, spulciare il vicino, studiare il cielo, il muro, il cancello e ogni singolo pelo che fuorisciva dalla nuca di quello che ti stava davanti al quale eri attaccato dal bacino alle scapole. Se eri fortunato riuscivi anche a fidanzartici, vista l’intimità venutasi a creare.

Poi delle volte qualcuno si sentiva male perchè stranamente gli veniva una leggera insolazione a stare sotto il sole a picco per enne ore, e allora cadeva vomitando e tutti ci si spostava di botto, però insomma almeno passava un’altra mezz’ora, ecco.

Poi verso le due le tre le quattro quando gli pareva alloro, gli omini della security aprivano i cancelli, e lì rischiavi la vita perchè la pressione delle mandrie dietro diventava veramente inumana, e venivi trascinato spinto strattonato e sbattuto di solito verso un cancello aperto, ma delle volte anche verso un muro (visto io con i miei occhi medesimi a Torino, avrò sempre davanti agli occhi l’immagine di un ragazzo che cercava di arrampicarsi su di una parete cercando invano appigli perchè la folla dietro non gli dava spazio non riuscendo a incanalarsi da altre parti, e la sua mano tesa in alto incontrò quella di un carabiniere che lo issò di peso in salvo). Poi quando entravi potevi morire schiantandoti contro i poliziotti in divisa antisommossa con il mitra spianato, chè si sa che comunque ‘ste gggenti che vanno ai concerti sono tutti di sinistra massimalisti e facinorosi e ci scappa minimo una rivoluzione, se non si sta pronti alla morte.

Poi correvi correvi correvi e arrivavi davanti al prato, e ti sedevi per un po’.

Poi dopo un’ora o giù di lì si alzavano tutti di nuovo di botto, e si rimaneva in piedi pressati senza muoversi fino alla fine del concerto.

(questo tanto per dire delle volte che sento della gente che si lamenta adesso perchè ha fatto una fila di tre ore, e pure con l’appello).

E comunque quel giorno in particolare fu un massacro, lo stadio era così affollato che si sfidava la legge di impenetrabilità dei corpi, dato che tutte le genti che avevano il biglietto per il famoso secondo concerto mai schedulato da Springsteen furono invitate ad accomodarsi alla prima data, tanto quelle settemila persone in più non è che fanno poi una gran differenza, e poi comunque il popolo è bue e non se ne accorge mica, e soprattutto ma checcefrega.

Allora del concerto mi ricordo che Bruce è uscito e ha lanciato le rose sul pubblico anche con una certa qual violenza, e subito ho pensato che ricevere in piena fronte un mazzo di rose, pur se tirato da Springsteen, è una di quelle cose che segnano nel profondo, ma che soprattutto fanno anche abbastanza male.

Poi mi ricordo che sia su Tunnel of love che su Boom Boom Boom guardava il pubblico ma non noi delle prime file, noi massa selvaggia lì davanti non ci ha guardato in faccia per un bel po’, ancora delle volte mi domando perchè.

Io e Bobby eravamo circa in decima fila, e vederlo per la prima volta in volto così da vicino è stata davvero una cosa da levare il respiro (al di là del fatto che si aveva il gomito del vicino ficcato nella carotide, intendo).

Mi ricordo che trovavo la giacca bordeaux assolutamente elegante, e ancora mi chiedo perchè.

torino 1988

Bobby ha resistito solo fino alla fine di Tunnel of love, e me la sono vista passare sopra la testa estratta dalla security. Logicamente il ricambio delle file lì davanti era a ritmi vertiginosi, stavi in fila una giornata intera sotto il sole e non era niente, il peggio arrivava quando Bruce effettivamente usciva sul palco, a quel punto tra svenimenti e contusioni ne uscivano una ventina al minuto, bastava resistere un po’ e dal mixer ora del secondo tempo arrivavi in transenna. Chiaro che dovevi anche volerlo, perchè comunque il concerto te lo godevi poco, impegnato a resistere al pogo e a evitare di finire schiacciato sotto lo stivale di qualcheduno.

Io mi son detta che volevo guardarmelo un altro po’ da quella distanza così affascinante, ma che volevo anche cantare insieme a Bruce e a Bobby e assaporarmi il concerto guardando tutto il palco, non contando i peli dell’ascella del vicino e schivando le sue gomitate in faccia, così sono rimasta fino alla fine di Adam raised a Cain e mi sono fatta estrarre su Two faces.

Per un qualche miracolo springsteeniano mentre uscivo dall’area della Croce Rossa ho sentito qualcuno che mi prendeva per mano ed era Bobby, e ci siamo messe un po’ laterali sulla sinistra del palco, e siamo rimaste lì tranquille (e insomma, tranquille!) per tutto il concerto.

16-giugno-19881

Mi ricordo che Bobby mi ha detto che la corista si era evidentemente fatta fare la permanente al Paradiso del Cane, battuta che ho riproposto felicemente per i ventanni successivi.

Mi ricordo che trovavamo proprio stranissimo che le posizioni dgli E Streeters fossero invertite, chè Clarence era sempre stato di là e Danny di là e Roy di lì e insomma non ci si raccapezzava più per niente.

Mi ricordo che gli Horns of love ci parevano tutti indistintamente e singolarmente brutti assai, e che Clarence non mi pareva più così elegante come una volta.

Mi ricordo che dopo tipo i primi due pezzi si toglieva la giacca e rimaneva con jeans neri attillati, camicia bianca con manica a sbuffo e gilet nero, e che lì noi si è cominciato a iperventilare ma per sul serio.

Mi ricordo che avevo una cotta per Gary e che va bene che le storie d’amore disfunzionali sono un classico ma che era umanamente molto faticoso serbare del sentimento per uno che si aggirava con una capigliatura che faceva riprogrammare immediatamente verso il basso tutti i valori del brutto e del ridicolo.

Mi ricordo quando Bruce si è seduto sul palco per raccontare del figlio di Clarence e del pìcòlo saxofòno (baby pictures of the little big man)

Mi ricordo che da Ain’t got you ad I’m a coward era tutto un lungo susseguirsi (oltre che di un sapiente mix di rythm’n’blues e rock’n’roll) di ormoni vaganti e turbe erotiche, e che quando si versava l’acqua nel pacco alla fine di You can look diventava del tutto evidente no, non quella cosa che state pensando voi, non è che eravamo così vicine, diventava del tutto evidente che a quel punto se c’era un parametro musicale sul quale giudicare quel tour, io e Bobby ce l’eravamo venduto all’altare del Oh baby I just wanna to kiss you.

Mi ricordo che su I’m on fire quando cominciava a muoversi in quel certo modo le parole “Farei delle porcherie con quest’uomo” si arricchivano di nuove e fino ad allora insospettabili sfumature.

Mi ricordo che quando ha attaccato Hungry Heart Bobby mi ha preso le mani e guardandomi negli occhi mi fa La sai! la SAI! e la sapevo davvero.

Però mi ricordo che appena prima aveva suonato Born to run MA acustica e non ero riuscita assolutamente non solo ad andargli dietro ma neanche ad azzeccarci una parola ma proprio nemmeno per sbaglio, ed ero molto triste che la statistica recitasse che a due concerti su due io mi fossi scordata dei pezzi base che davvero anche i bambini delle elementari mi avrebbero mangiato il naso.

Mi ricordo che già tipo su Seeds eravamo senza voce, e che su Dancing in the dark abbiamo ballato come pazze.

Mi ricordo che a un certo punto, mi sembra One step up ma non sono sicura, si levava anche la camicia rimanendo in canotta beige, e a parte i momenti indimenticabili che ci ha poi regalato la visione dei suoi pettorali c’è stato il primo istante in cui è apparso senza camicia e Bobby accecata dalla luce (del palco!)con le mani nei capelli ha smesso di respirare e mi ha chiesto incredula: Ma… è NUDO??? e ci siamo abbracciate impaurite pensando che se potevamo addirittura vedergli i capezzoli, in quel concerto, la fine era davvero vicina.

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Quindi insomma partendo dalla fine e risalendo la corrente come i salmoni quando vanno a prolificare mi rendo conto che di questo concerto mi ricordo molte cose che potrebbero generare disorientamento e confusione in voi ammisci moderni e contemporanei, e cioè quant’era fico Bruce e com’erano attillati i suoi jeans neri e come gli aderiva ai pettorali (e -sospiro- che pettorali) la canotta e quanto me lo sarei fatto e che bel sedere aveva e ochei, qua si è sempre parlato di Bruce in un certo modo e questi discorsi da femmina isterica nonchè gallina quarantenne non li faccio mai perchè per me Bruce è molto molto di più che un pezzo di carne da ammirare, e lo è quasi sempre stato, però qua stiamo parlando dell’estate dei miei diciassette anni, e se a diciassette anni non si può essere stupidine e infoiate per un cantante ditemi voi quando si può farlo, vivaddio.

Comunque mi ricordo che da un certo punto di vista pur avendolo molto apprezzato noi si era rimaste un po’ sconcertate che tanti pezzi fossero stati esclusi, noi si era fan da un cinque anni circa e tutto sommato non sentire The river o Badlands o Thunder Road o Promised land era un po’ una delusione, e poi va bene che aveva fatto Backstreets e Because the night, però Born to run la faceva acustica e non era proprio esattamente la stessa cosa, e Light of day mi piaceva tanto, ma mica era Rosalita. Però d’altronde Bobby era molto soddisfatta perchè aveva fatto Adam raised a Cain che era tra le sue tre preferite di sempre, e comunque poi ha chiuso con Raise your hands e Twist and shout, cazzo e vaffanculo, e questione chiusa.

In tutto ciò, col senno di poi, il Tunnel of love tour secondo me è stato uno dei suoi migliori di sempre come sound e riarrangiamento dei pezzi, e rosico e rosicherò sempre di averne visto solo uno, pur avendo in mano cinque biglietti cinque, sigh.

Però siccome non è bello chiudere rosicando dirò poi che Boom Boom Boom e Have love will travel e Sweet Soul Music mi invidio da sola per averle sentite.

 

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