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Siete liberi di scegliere, ma non liberi dalle conseguenze della scelta.

Il referendum in Grecia mi ha fatto salire tutta una serie di penzieri che vado esternandovi.

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Cominciamo col premettere che io non ci capisco gnente ma zero proprio di macro economia, e pure micro per dire, anche se il Kave sosteneva che visto che sono riuscita a vedermi XXX concerti con il conto in rosso perenne dal 1992 sempre cavandomela e sempre e comunque ottenendo nuovi prestiti, dovrebbero fare me ministro dell’economia perchè sono sovrana nella sottile arte di spendere soldi non miei e ripagare debiti tirandola in là il più a lungo possibile.

Ma in realtà a parte gli scherzi no, non ci capisco niente, e proprio per questo motivo già sono perplessa dal salire in cattedra di gente italiana che ha capito tutto della situazione greca, e sventola bandiere biancobluzzurre sulle bacheche perchè Loro sì, che sono fortunati a poter esprimere il volere del popolo sovrano. Perchè la prima cosa che mi fa ridere è che metà di questa gente poi il proprio potere sovrano a casa propria non lo esercita mica: non vanno a votare, non discutono di politica, non aprono un quotidiano per un articolo di discussione non da mesi, da anni. Abbiamo il più grande allontanamento della gente comune dalla vita politica della storia della repubblica, eppure sulla Grecia tutti compatti, anzi un po’ li invidiamo, cavoli, loro sì fortunelli.

Io onestamente non so con chi mi schiererei oggi se fossi greca; ho seguito molte interviste in questi giorni, e mi è rimasta impressa una signora seduta in un bar che spiegava che era serena, anzi, Mi sento stranamente tranquilla, ha detto. Non sapeva cosa avrebbe votato, non ne aveva proprio idea. Però, aveva aggiunto, non pensavo che sarei stata così tranquilla, arrivata a questo punto. Questo, in realtà, non vuol dire molto: non è che era finalmente serena perchè era arrivata al suo porto di Democrazia, come sicuramente titolerebbe qualche pro-No di oggi. Era semplicemente la chiusura che miracolosamente ogni tanto il cervello consente ai neurotrasmettitori, per cui di fronte a un pericolo reale ma non immediato ti rilassi, d’altra parte se avessi sempre l’adrenalina in circolo a mille moriresti di stress. E la signora ha anche aggiunto che aveva molte conoscenza nel suo stesso stato di calma, se vogliamo apparente, o di shock: siamo arrivati qua, fino a domenica non serve preoccuparsi.

Oggi girano anche le foto che un signore di Corfù ha voluto scattare in luoghi dove vive e fa la spesa, perchè dice che la stampa, tutta in mano alla Merkel, opera terrorismo mediatico (che è verissimo, per carità), facendo volutamente passare il falso messaggio che in Grecia si sta male, malissimo, si è alla quasi fame; e quindi il gentile signore, cellulare alla mano, si è fatto il giro dei negozi e del mercato, e ha postato le foto dei banchi di frutta e verdura, del supermarket, del reparto carne e pesce, e di alcune farmacie Vedete, dice contento, è tutto a posto, la gente sta bene, fa la spesa se serve, c’è da mangiare. E ha avuto un’esplosione di condivisioni, tipo 9.000 in un solo pomeriggio Eh voi sì che state bene, incredibile le palle che ci raccontano, fate girare!, eh oggi sì che votando No cambierete le cose!

io non sono intervenuta, perchè vabbè, non ho forza e competenza, ripeto, per affrontare orde di inesauribili entusiasti del no all’euro altrui. Ma ho pensato che due dozzine di foto, ok, bene, sono contenta che abbiano i biscotti e la frutta. Ma un supermercato normale, normalissimo, in un paese che non sia del terzo mondo, e la Grecia ancora non lo è, ha sempre gli scaffali pieni, e ha in magazzino scorte per mesi, di solito.

La merce viene regolarmente disposta sugli scaffali in modo da renderla sempre
disponibile al cliente (perchè per il supermercato far trovare lo scaffale vuoto significa una mancata vendita, in primis) e questo succede sia quando c’è poca gente sia nei
giorni di massimo afflusso. Ma la mia riflessione poi non è questa: è che è ovvio, che ci siano gli scaffali pieni ADESSO. Sono ancora nell’euro, sono in Schengen, gli ordini di quella merce sono stati evasi mesi prima. Parliamone fra un sei mesi dopo il default, magari. E ancora: le farmacie. Il signore mostra orgoglioso una linda farmacia, con solo due persone in fila, specificando: Gli scaffali sono pieni di medicinali! e comunque vedete che non c’è ressa.
No, certo, meno male. Sono posti turistici, direi che è normale, anche in un periodo di crisi nera, che ci siano gli scaffali pieni, posto che sia chiaro a tutti, ma non mi pare, che gli scaffali sono pieni di creme e shampoo e paccottiglia, e solari e aspirina. I medicinali che servono, i salvavita e quelli comunque importanti con obbligo di prescrizione, non sono mai sugli scaffali, in piena vista. Ricordo che quando fu eletto Tspiras fu intervistato un giovane volontario di quell’immensa rete di solidarietà che di fatto da qualche anno ha preso il posto del governo. “Siamo la prima linea della crisi”, spiegava il ragazzo, “diamo abiti usati, pasti caldi, medicinali. ” “Medicine?, chiedeva l’intervistatore. “Sì, certo. In Grecia i disoccupati sono tantissimi, e chi rimane per oltre un anno senza lavoro non ha più diritto all’assistenza sanitaria nazionale, e non gli è più possibile andare in ospedale per farsi curare”. La risposta, per tutti questi bisognosi, è la solidarietà: medici che lavorano come volontari nei centri, e farmaci donati dai cittadini.
Io non sto facendo queste riflessioni per dimostrare quale delle risposte del referendum abbia senso, perchè ripeto, non lo so. Se fossi greca, probabilmente avrei le idee più chiare, e certo, ha senso essere chiamata alle urne per scegliere di che brutta morte devo morire. Alla meglio, penso, sono comunque anni di sacrifici per i cittadini. Al tempo stesso i cittadini per anni avevano già manifestato il loro parere con regolari elezioni, che hanno messo al potere gente che ha falsificato i conti per entrare nell’euro, con la brava collusione delle banche centrali europee. Ma che deve fare un onesto povero pirla di cittadino che paga le tasse e il mutuo, lavora onestamente e cresce i figli, se non votare sperando che chi viene eletto eserciti con coscienza e umiltà? cosa? eh non lo so, appunto.
Io però una cosa la so.
Il No in Grecia è il voto dei disperati, dei sognatori, degli illusi e di chi alla cosa politica ha sempre dato un peso, di chi vuole contare in un processo democratico. Ieri il New Yorker spiegava che un economista non voterebbe mai No. Perchè sa cosa comporta il default: vuol dire anni di sacrifici, forse non stenti, forse non a livello di non sapere cosa dar da mangiare ai propri figli, ma molto molto duri comunque. Vuol dire per esempio non avere scaffali vuoti al supermercato, ma trovare solo e sempre determinati prodotti, per anni e anni: perchè non ci sono più importazioni. Vuol dire zero gadgets tecnologici, zero viaggi, zero acquisti on line, vuol dire lo stesso pc e la stessa Tv in riparazione per anni e anni, non parliamo poi della macchina. Questa non è fantascienza, è la realtà di Paesi come Cuba, o l’Argentina, in cui la popolazione per anni ha affrontato come poteva le scelte spesso scellerate dei governi passati. Non sono morti di stenti, certo che no, e probabilmente traevano anche un senso di orgoglio, fino a un certo punto, per non essersi piegati al grande satana americano.
Quindi, il New Yorker sa cosa dice, quando spiega che un economista non voterebbe mai no. Un cittadino, però, è un altro conto, ed è questi che va a votare oggi, forse conscio di dover scegliere tra due brutte sorti, ma almeno una la decide lui. E questo è in effetti nobile e bello. Il problema è che in entrambi i casi ne farebbero -e faranno- le spese soprattutto i ceti più deboli. Le classi più agiate infatti hanno -ovviamente, e da anni – risorse in altre valute, e questo chi fa i grandi, e i piccoli discorsi, non sempre lo sottolinea. Lo stesso testo del referendum è fumoso, aleatorio, generico. E quindi, io penso, la verità è che non cambierà niente, comunque vadano i risultati. Domani il governo greco cercherà comunque creditori, e se non ne troverà per quindi fallire, non avrà imposto un nuovo modello, non avrà dato un bell’esempio. Cioè forse sì, ma come diceva la nonna, non è che ci campi, con l’orgoglio.
Certo, non sono immune al fascino di un processo democratico così plateale, avendo cominciato a fare politica da quando ero giovanissima. Ma siccome ho l’età che ho, quando sento i miei compatrioti dire Che fortuna, loro sì che da adesso staranno meglio, mi vien solo da dire Ma che minchia dite?
Meglio, non saprei. Certo, che sbaglino o meno hanno avuto l’orgoglio ed il coraggio di scegliere, e per questo vanno rispettati. Invidiati anche forse, soprattutto da noi italiani un po’ pecore un po’ eterni democristi. Che vadano a stare meglio, parlando di famiglie con figli, giovani che cercano un lavoro, anziani malati che meritano un’assitenza sociale decente, non lo so.
Oh io ve lo avevo detto già dall’inizio, che non lo sapevo! chiuderò quindi con queste parole di un amico più saggio di me:
“Aquesto punto vi starete chiedendo, ma quindi eri per il “SI”? Non è questo. Soltanto che per quanto mi sia sforzato, ma la cosa sarebbe capitata anche con la vittoria dei “SI”, non sono riuscito a farmi un’idea di quelle che saranno le reali ripercussioni di questo referendum sul futuro della Grecia e del suo popolo. O per voi conta altro oltre a questo? Credo che la bottiglia da stappare la terrò da parte per quando la Grecia, e non solo la Grecia, sarà fuori da questo tunnel che sembra senza speranza… Il rischio sarà quello di non berla mai, ma oggi proprio non riesco a vederne il motivo”.
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