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21 giugno 1985 – Bruce Springsteen San Siro

san siro2
Primo concerto rock in assoluto che ho visto, e primo di Bruce.
Chi ben comincia, come si dice…
San Siro l’ho visto con Bobby Jean, la mia migliore amica del liceo, accompagnata dai suoi genitori. Noi due quattordicenni volevamo in teoria andare nel prato, e ci eravamo messe le scarpe da ginnastica, (ai tempi mi andavano molto le Superga blu, se interessa), ma i genitori sfoderarono un guinzaglio enorme che tennero sempre cortissimo e non ci persero di vista un istante (non è che ci provammo con troppa convinzione, comunque), e ci legarono ai seggiolini del secondo anello (che era peraltro l’unico anello disponibile, ai tempi).
Mi ricordo ancora che maglietta e che jeans indossavo.
Mi ricordo che comprai tutto il merchandising tarocco possibile, in particolare fasce fascette e bandane, tutte spettacolarmente orride.
Mi ricordo che quando i roadies  hanno portato fuori l’Excalibur e l’hanno messa al suo posto per dieci minuti non siamo riuscite a staccarLe gli occhi di dosso.
Mi ricordo che Clarence ci sembrava immenso e bellissimo ed elegantissimo (ahah).
Mi ricordo che Bruce è uscito dalla sinistra del palco, e poi ha allungato la mano per prendere l’Excalibur.
Mi ricordo che la corista su Out in the street mi era piaciuta molto.
Mi ricordo che alla terza canzone eravamo tutti in piedi, e nessuno si è più risieduto.
Mi ricordo che a me Nebraska ai tempi non diceva granchè, ma poi ha fatto Atlantic City e improvvisamente mi si sono aperti nuovi orizzonti.
Mi ricordo gli accendini sui pezzi lenti.
Mi ricordo che non sapevo cosa fossero Trapped o Because the night o Rockin’all over the world.
Mi ricordo che già su Working on the highway la signora mamma di Bobby ballava che non la si teneva più.
Hungry Heart era la seconda canzone dopo The river che avevo imparato a memoria, e quando ha buttato lì il microfono per farcela cantare ero così emozionata al pensiero di io che stavo cantando con Lui che mi sono scordata tutte le parole, con Bobby che mi guardava fiduciosa che prima o poi ce l’avrei fatta ad imbroccare una parola almeno, ma niente.
Mi ricordo quando ha detto “Fantastico!” sull’intro di Glory Days.
Mi ricordo che su I’m on fire avevamo veramente gli ormoni a mille.
Mi ricordo che  nella mezz’ora di intervallo ci siamo sedute schiena contro schiena e non parlavamo, la commozione era troppa.
Mi ricordo che quando ha attaccato la ripresa con quell’insopportabile apertura di Cover me pensavamo di esser finite per sbaglio a un concerto discotecaro di Madonna.
Mi ricordo che come album ero ferrata su The river, Born in the USA, Darkness e Born to run, Nebraska lo sapevo da sufficienza e The wild e Greetings ero andata a comprarli in bicicletta due giorni prima ma non c’avevo capito un granchè.
Mi ricordo che non sapevo il testo di Rosalita ed ero molto preoccupata di ciò ed esternavo le mie ansie a una ragazza seduta a fianco che mi tranquillizzò dicendomi che anche lei non le sapeva tutte a memoria e che di sicuro Bruce non se la sarebbe presa.
Mi ricordo che quando ha presentato Gary ho gridato così forte che si son voltati tutti a guardarmi.
Mi ricordo che quando ha detto prima di Ramrod: Now… we begin!… CIOE’.
Mi ricordo che quando ha finito Can’t help falling in love with you piangevo così forte che la mamma di Bobby è venuta a darmi un fazzoletto.
Mi ricordo che su Twist and shout c’era un gruppo di ragazzi in fondo (il palco era messo su una porta, non in mezzo al prato come ora) così in fondissimo che sicuramente non vedevano nulla ma che si son messi a fare il trenino (e i pirla).
Mi ricordo che quando è saltato sul piano abbiamo pensato che fosse impazzito.
Mi ricordo che mentre uscivamo hanno annunciato agli altoparlanti dello stadio che al botteghino erano i vendita i biglietti per il concerto di Saint Etienne e noi pensavamo che primo era stata la squadra di Platini, e secondo che chissà quali esseri totalmente superiori e fantastici e sovrumani e fighi avrebbero avuto l’incredibile fortuna e coraggio e ardimento di poter andare addirittura all’estero per vedere nientemeno che un ALTRO concerto di Bruce.
Mi ricordo grazie ad Andrea che me l’ha ricordato che vendevano i ghiaccioli all’anice.
Mi ricordo Clarence che al secondo tempo si è cambiato vestendosi in tricolore. Che uomo!
Mi ricordo che il nuovo chitarrista c’aveva fasce e fascette ovunque pure lui.
Mi ricordo che ero molto stupita che non avesse fatto The price you pay (ahahah).
Mi ricordo che in macchina io e Bobby abbiamo giurato cantando No surrender che saremmo sempre andate a vederlo insieme ogni volta che fosse ritornato in Italia.
Mi ricordo che quando siamo tornati a casa i miei genitori sono venuti in cortile per salutare i signori Bobbies e io sono scesa dalla macchina urlando a squarciagola BABY WE WERE BOOOOORN TO RAAAAAAAN!!! e mia mamma si preoccupava che avrei svegliato i vicini.
Mi ricordo che per una settimana sono andata in giro con una fascetta del concerto intorno al collo e mi sentivo assolutamente e totalmente troppo una figa.
Mi ricordo che quel concerto lì, always primo, altrochè.
Per me, se alla fine ne rimarrà uno solo, e sarà sempre quello: Milano 21.6.1985.
“Mille e mille fans italiani, pazzi… molto pazzi”
Do you looove me?
Ah guarda.
back to t r
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