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Il post dei quarant’anni…

o Kingdom of days.

Le volte che andavo a pesca e per funghi e a cercar castagne con mio padre, mia mamma che ci preparava una bottiglia di latte e cacao, mio nonno che mi portava sul trattore, i pomeriggi d’estate passati a leggere fumetti in una macchina abbandonata in un campo vicino a casa, Toby e la Baby, quella volta che guardando la vetrina di una libreria dissi a Bobby “Voglio quello” indicando un enorme libro di Stephen King che aveva in copertina un artiglio che spuntava da un tombino, mio fratello che mi faceva gli agguati di notte dalla sua stanza, la gita a Roma con la parrocchia per il Giubileo del 1983 con la mia compagna di classe che mi fa ascoltare sul walkman “un cantante americano che piace a mio fratello grande”, le ventimila lire ricevute per il mio compleanno quattro mesi dopo immediatamente investite nell’acquisto del doppio vinile di The river, le prime discussioni politiche, Bruce che esce sul palco a San Siro, la prima volta che mi sono ribellata, mia nonna e il fazzoletto che si legava sempre dietro la nuca genere bandana contadina, la volta che io e Bobby ci siamo messe a leggere La Ballata del vecchio marinaio declamandola per la strada anche tirandocela un po’, ma insomma era Coleridge mica moccio o la meyers, il primo viaggio in Inghilterra con Bobby lo zainone e l’interail, quando mi ha telefonato Silvia per dirmi che la nostra amica Carla era morta in un incidente stradale, come mi sono innamorata di Londra, quella serata a Monaco con Paola e i ragazzi tedeschi comunisti, Bobby che se ne va, quando sono andata in bici a comprare il Live 1975-85, la telefonata in cui mi annunciavano che il posto che si era liberato in aeroporto era mio, quel pomeriggio seduta a Stonehenge a contemplare i dolmen, il giorno in cui sono partita per andare a Milano a vivere da sola, le prime serate in giro e la libertà, Monica e i libri di McBain, la mattina in cui ho visto uscire mio padre per andare in ospedale, la prima volta che Paolino mi ha baciato, l’ultimo bacio che ho dato a mio padre, i mille milioni di nastri di cassette di musica rock che ho registrato e ascoltato, il week end a Forte dei Marmi per il concerto di Magic Rat, la sensazione costante di sentirsi ovunque fuori posto tranne che nei momenti in cui parlavo con un altro fan, Andrea moltopazzi e i suoi sms in genere anticabronici, il giorno del funerale di mio padre che pareva durare all’infinito, tutti i cinque anni con Lord Voldemort, minuto dopo minuto, la sera del mio compleanno a Londra quando ha suonato Jackson Cage, la giornata a Coney Island sulle tracce dei Guerrieri, le sere in cui prendevo la macchina mettevo su un bootleg di Bruce e giravo senza meta per ore nella notte, la prima volta che ho riso con il Komma (circa sedici secondi dopo averlo conosciuto), la gita al Faro a Cape May, NJ, con il Sasso e la sua ragazza, il mio cinquantesimo concerto, i libri della Austen e tutti gli scrittori inglesi e russi, a Melzo a vedere Kill Bill con il Kave e la gente in sala che dopo la scena degli 88 si è alzata in piedi ad applaudire, tutti i viaggi che ho fatto con il Pada, la prima volta che mi ha abbracciato su Born to run, il Palace e com’era verdemare e scrostato e decrepito e quanto mi emozionavo ogni volta a vederlo, Iceman quando ha distribuito i soprannomi e per me ha deciso Inquisition, la voce di Johnny Cash, la prima trasferta a Monaco con il Pada e il pullmino da otto e l’incidente con il TIR, le serate alcoliche molto alcoliche con i Ragazzi della Brianza Alcolica (appunto), alcuni pomeriggi su OTB, Suellen e Jay che è bello aver qualcuno dall’altra parte dell’oceàno che ti accoglie a braccia aperte, tutte le volte che mi han detto che Uollas è stronzo e io Sì ma a me piace Sì ma è stronzo Sì MA A ME PIACE, tutti i viaggi che ho fatto da sola, Darkness The river e Born to run, la prima volta che ho visto la Orra che me l’ero immaginata tutta diversa, Nick Cave quando canta Get ready for love, la frenesia che mi mettono addosso alcuni assoli di chitarra, Robi Rolla e la sua 2CV azzurra, la Fede e la sua Twingo giallina e le camminate che ci siamo fatte, Rob Filippo la Pape la Kikka Angela la Maiema il Massachussets Vittorio Alessandra Cristina Mauro Andrea Francesca Sara Elvis Franco Gianmaria il Grieco Lorenzo Hp il Grani Piero e gli amici bloggaroli, l’apertura con Morricone a San Siro 2003, la pioggia di San Siro 2003, le canzoni Motown e quanto mi fanno impazzire quelle melodie, Stefano quando mi manda le foto di Gioia, la Roooby e le sue unghie lunghe e come l’ho trattata male, le serate in macchina con Fabrizio a cantare a squarciagola qualche bootleg del 1978, il rock’n’roll e il rythm’n’blues, Pierpaolo e le partite a Trivial pursuit, tutte le volte che ho rubato, mentito e tradito, quel giorno in cui ho capito che con il Lord era finita sul serio e ho chiamato Bobby dopo dodici anni che non la sentivo, i Glory Days al Barge, tutte le parolacce che ho detto, la madre di Bobby e come è morta, la prima volta che ho incontrato Bruce, la sera in cui ha fatto The promise al Madison Square Garden e io l’ho ascoltata abbracciata ad Iceman, tutte le amicizie che ho avuto via web perchè erano e sono persone lontane molto lontane da me, quella volta che mia madre ha detto Ho un tumore e io No mio padre è morto da due anni ho diritto ad avere almeno mia madre DIO CAZZO, il primo concerto del Reunion tour a Barcellona e io per mezz’ora quasi impazzita in scimmia completa a rivederli tutti sul palco con in più Stevie, Mike quando mi ha preso la mano a Perugia su Factory, la Orr e Il Santo che sippano a Philadelphia, il giorno in cui mi hanno chiamato per dirmi che dopo 15 anni nella stessa azienda mi dimissionavano con molti saluti, la faccia di mia madre quando gliel’ho dovuto dire, tutte le risate con il Kave, tutte le volte che il Santo ci scrive Amiiiciiii, Stevie quando mi ha dato il plettro, mio fratello quando mi chiama Loris, la prima estate al Giants Stadium, il primo parking lot, e l’ultimo con il Pada, la prima Jersey girl, la prima Incident, la prima Born to run, la prima Drive all night, la prima Candy’s room, tutte le volte di The river, tutte le volte che gli ho gridato Ti amo, tutti i viaggi che ho fatto per lui, Marco quando passa in ufficio e mi sorride, Stevie quella volta che mi ha chiesto Mi presti la penna?, Grinderman quando mi ha detto se conoscevo l’Altieri (risposta, Sì MI FA GODERE), tutte le volte in cui ho pensato che non ce l’avrei fatta, e non ce l’ho fatta davvero, la Lady quando fa uo-uo-uo, tutte le volte che sono stata nel New Jersey, Lastè quando mi dice che noi siamo le Last to die fan, il resto del mondo che parla di responsabilità e figli e io che non ho la minima idea di che cosa stiano dicendo, Bibby quando mi fa QUALCHE domanda, ogni volta che mi sono sentita straniera in terra straniera e poi ho messo su una sua canzone per stare un po’ meglio, il Cala quando mi ha scritto che gli fa piacere il messaggino di salutazione a fine turno, Mike quando mi scrive Yes it is!, tutte le notti che ho passato sveglia a leggere, Bruce che lottava con le lacrime su Blood brothers al Madison Square Garden, P.G. Wodehouse e il ciclo del Castello di Blandings, quando qualcuno mi ringrazia per qualcosa che ho scritto, tutte quelle canzoni, tutti quei libri, tutti quegli amici, tutto quel rock, tutte quelle risate, tutte quelle lacrime, tutti quegli anni.

Quarant’anni.
E tutto sommato, un po’ (piccolopoco) sentirli.
midpoint
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