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Fenomenologia della spesa

carrello-spesa

Uomo da solo: fa una bella lista a casa, mettendo per prime le cose che al supermercato gli si manifesteranno prima: frutta e verdura ai primi posti e surgelati a chiudere, che tanto il luogo dove si reca a fare provviste è sempre lo stesso, così come le cose che compra. Spesso ricicla la stessa lista. Riempie il carrello, paga e se ne va. Tempo totale: 20 minuti più il …tempo del tragitto.
Donna da sola: ad oggi non si hanno ancora abbastanza fonti e dati: tutte le donne partite per fare la spesa da sole infatti non sono ancora tornate.
Uomo e donna insieme: la donna esige di scrivere la lista, il cui ordine non sarà mai quello efficiente della categoria “uomo da solo”. I più usati sono l’ordine alfabetico, l’ordine di importanza della provvista (ovviamente dal punto di vista femminile, coi primi posti occupati da balsami e oggettistica per la casa e gli ultimi da pane e pasta), l’ordine dimagrante, anche detto ordine Memento (dal film di Nolan) (che permette di fare la spesa e nel frattempo percorrere chilometri a piedi e dimagrire. Il funzionamento è semplice: si scrive prima la provvista più vicina all’ingresso, poi quella più lontana, poi la seconda più vicina, poi la seconda più lontana.. et cetera. Così come l’intreccio di Memento termina a metà fabula, in questo modo la spesa finisce appunto a metà esatta del supermercato), l’ordine a cazzo di cane (ad oggi il più diffuso).
Giunti al supermercato, ognuno occupa il posto che gli spetta: uomo dietro il carrello, a spingere, mani strette sul manubrio e via, facciamo sfrecciare questa ferraglia tra gli scaffali, derapate al cambio di corsia e sportellate agli avversari, che c’è coda alla cassa. Donna: davanti al carrello, con una mano sulla lista e una sulla parte anteriore del mezzo, per impedire all’uomo di partecipare al gran premio. La suddetta mano viene staccata solamente per raggiungere la provvista desiderata, ma la partecipazione alla gara viene impedita dallo sguardo femminile che, una volta staccata la mano, si posa su quello maschile a dire “provaci. Tu provaci. Provaci e poi vedi.”.
Una volta occupati i propri posti, la spesa può svolgersi in due modi: seguendo la lista oppure a cazzo di cane che abbaia (per distinguerlo da quello della lista a cazzo di cane, che comunque è preferibile perchè, sebbene molto lunga, permette di scorgerne la fine). La spesa a cazzo di cane che abbaia è quella in cui la donna si dimentica di aver impiegato un paio di giorni a comporre la lista e si muove per il supermercato seguendo qualcosa (l’istinto, gli odori, altre donne che usano il suo stesso metodo, frecce per terra visibili solo a lei, et cetera). L’uomo ovviamente non ha diritto di parlare e quindi non può fare altro che seguire la donna, spingendo il carrello e cercando di lanciare improbabili SOS di sguardi agli altri avventori ugualmente sessuati, che, una volta riconosciuto l’SOS ricambiano con sguardi compassionevoli (se nella stessa situazione) o di scherno (se nel caso “uomo da solo”).
Ma è poco dopo aver capito il metodo di svolgimento della spesa che per l’uomo può manifestarsi la Trappola: nel caso infatti in cui la donna abbia voluto recarsi in un ipermercato, ma anche in una banale Esselunga, la probabilità che il reparto “cura del corpo” abbia una sezione “profumeria” annessa è vertiginosamente alta. In questo caso, e nel caso in cui l’uomo non sia riuscito a distrarre la donna al momento del passaggio nel suddetto reparto (probabilità altissima anch’essa, dato che, come già scritto, l’uomo non ha diritto di parola), non resta che arrendersi. Molto probabilmente la donna chiederà all’uomo quelli che lei chiama “5 minuti” e si perderà tra smalti e rossetti.
Ma l’uomo sa.
E se non sa, ha con sé un dizionario tascabile di sinonimi del linguaggio femminile. Lo apre alla parola minuto e trova sempre sin.: ora. E si rassegna. Organizza qualche gran premio, ma se ne stanca presto. Inizia a smanettare col cellulare. Osserva la gente. Cerca di aggiustare le ruote del carrello. Trova la merendina più calorica di tutte. Calcola il prezzo medio al chilo del reparto biscotti. Conta gli acini dell’uva esposta. Invia il CV al supermercato, viene assunto come addetto al banco gastronomia e porta a casa tre stipendi.
Poi la donna torna, e “scusa se ti ho fatto aspettare qualche minuto”. “Non ti preoccupare, finisco di servire l’insalata russa alla signora e arrivo”.
Mancano i surgelati. Qualunque sia l’ordine della lista o la modalità di svolgimento della spesa, sono l’unica certezza che l’uomo ha: anche la donna sa che la catena del freddo non deve essere interrotta. L’uomo associa quindi la parola surgelato a “DAI CHE E’ QUASI FINITA, DAI, DAI”. Illuso.
Primo giro surgelati: la donna si specchia in tutti i vetri, sistemandosi i capelli e il trucco. Idem secondo terzo e quarto giro.
“Ma non potevi usare lo specchio del reparto profum” “ZITTO E SPINGI IL CARRELLO”
Al quinto giro la donna arraffa, svogliata e poco convinta, una sottomarca di gelati e la mette nel carrello. Poi, in fondo alla corsia, si ferma e guarda nel vuoto. La donna mostra insicurezza, forse spaesamento, è questo il momento di colpire. “Dovremmo avere finito, vero?” chiede l’uomo. “Sì, pensavo solo che mi sono dimenticata l’ammorbidente. Vai a prenderlo tu, io vado in cassa. Mi raccomando, prendi il solito”. E scompare. E l’uomo rimane lì, a chiedersi perché sempre a lui, ma soprattutto perché sempre l’ammorbidente. Perché non si dimentica mai, che cazzo ne so, la nutella? La nutella è quella, bisogna solo scegliere il formato. Ma l’ammorbidente. Quaranta marche di ammorbidente, duecentoventinove gusti e settantacinque formati. L’uomo giunge davanti allo scaffale. Non è più uno scaffale, è una cosa enorme, non è più al supermercato: è nella british Library di Londra (si è la più grande biblioteca del mondo, secondo wikipedia, 170 milioni di volumi), ma non ci sono libri, no, solo ammorbidenti. Non gli resta altro che cercare con lo sguardo l’addetto maschile del reparto, chiedendo con gli occhi “ma se tu fossi al mio posto, quale ammorbidente prenderesti?” e fidarsi. (sì, potrebbe chiederglielo a voce, ma sono ormai ore che non parla e soprattutto chiederlo con gli occhi fa molto più pathos). E così l’uomo si avvia alle casse, la corsia delle casse, dove ritrova il suo carrello, ovviamente pieno, e inizia a mettere le provviste sul nastro. Svuotato il carrello, sotto gli occhi vigili della donna, giunge il momento che a tutti gli uomini temono, da quando andavano ancora sbarbi a fare la spesa con la mamma a quando nel carrello ci mettono solo zuppe, alimenti morbidi e adesivi per dentiera: quello in cui la donna ti abbandona a te stesso, alle casse, senza soldi, perché si accorge di aver dimenticato qualcosa.
E succede. Sempre.
E quindi se ne va. La cassiera, sempre donna in questi casi (l’alleata), aumenta la velocità di lettura del codice a barre e in una manciata di secondi batte duecentosessanta euro di spesa, con un ghigno che quello del finale di Rosemary’s baby in confronto è quantomeno goliardico. L’uomo si trova così da solo, davanti all’alleata che ghigna e lo guarda con disprezzo. Prende tempo, cerca di non guardare le facce della gente in coda dietro di lui, fa finta di cercare il portafoglio, suda mettendo quante più cose possibili nei sacchetti biodegradabili che si rompono, non c’è niente da fare, e non è solo il peso a romperli, ma anche il cazzo di angolo delle confezioni di insaccati. Poi lei torna, con la calma di un bambino che se ne sta uscendo da Gardaland e vuole assaporare gli ultimi istanti di magia. Sorride all’alleata, paga e uscendo esclama “beh, non ci abbiano nemmeno messo tanto, hai visto?”. E non è la battuta a effetto per chiudere, purtroppo. Succede sempre così. Sempre.

Marco Puglioli

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