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Badilate di neuroni

Ieri sera ho visto un film con fabio volo, anche se non so bene perchè. E’ che è cominciato e a un certo punto poi oramai c’ero dentro, tipo quando inizi a schiacciarti i brufoli e anche se non vorresti oramai ci sei in mezzo e c’è la fascinazione dell’orrido e vai avanti fino alla fine. Ero anche un po’ curiosa, perchè io personalmente ho sempre pensato che volo sia un cazzone paraculo a volte anche simpatico, e quindi che c’azzecca questo con il fare film? niente, infatti. Quindi ve lo racconto perchè ho sofferto come un cane, ed è giusto che vi sacrifichiate con me.

Stiamo parlando de Il giorno in più, che è tratto da un suo libro, e per raggiunti limiti di noiosità lasciamo perdere la sua carriera letteraria (sigh) e concentriamoci sulla pellicula. Come tutte le storie che cinematograficamente contano, inizia a Milano, in cui un paraculo abbastanza cazzone, fighètto ma non troppo e comunque milanese simpamico, vede tutti i giorni sul tram una ragazza carina, e la guata in silenzio, con tutta una serie di sguardi espressivi che, trattandosi di fabio volo, non vi potete neanche immaginare. O forse sì, se andate al frigo, estraete una confezione di parmacotto e ve la osservate attentamente per tre minuti senza distrarvi. Di mestiere sto tizio fa il BOH, lavora nella finanza, e in quanto esperto maneggione di cash ha tutte le caratteristiche tipiche del ruolo: è egoista e furbetto, racconta palle a tutti, sempre e comunque, ha un paio di amici coi quali parla di figa e calcio, una madre impicciona e un’amica che sfrutta in modo impenitente; in tutto ciò però è SIMPATICO, capito? e poi sì insomma siamo in italia, dai, se uno è appena carino e con la parlantina sciolta e ha un po’ di SOLDI non è che serve altro, no?

Un giorno per evitare le avances di una cozza il nostro paraculo s’inventa di essere fidanzato, e con chi, domando a voi ragazze cresciute a pane e pretty woman? ma con la ragazza del tram, ovviamente. A questo punto son già passati tipo venti minuti di film, e se il cuore vi si spaura di fronte alla prospettiva di un’altra oraemmezza di pellicula non so che farci, se non consigliarvi di fare una sosta al bar per uno shot di tequila.

Il vero punto di svolta, tuttavia, arriva quando la ragazza un bel giorno d’amblèè si volta e abborda sul tram il nostro simpamico trottolone. Si conoscono e vanno a cena, si piaciucchiano anche se non si capisce perchè, visto che lei è acidella e se la tirella, e lui fa il gigione. Ma il tristo destino amoroso è comunque lì pronto a seminar zizzania, perchè al tristo destino amoroso stanno sul cacchio personaggi come romeo e giulietta, figuriamoci sti due qua: e quindi lei annuncia garrula che il giorno dopo si trasferisce a new york, e lui rimane lì come un pippone con lo sguardo ebete.

In realtà come ogni attenta osservatrice di commedie americane sa, il cambio di location a questo punto del film è un’abile mossa per vivacizzare la struttura narrativa: laonde per cui al nostro furbetto viene affibbiato un viaggio di lavoro a buenos aires, ed egli fa scalo a… ma nooo, ma non a new york, ma vi devo sempre dire tutto cazzo, fa scalo a Pittsburgh (città di Joe G. eh, particolare che innalza i livelli di figosità del film a quote interstellari), perchè così scende dall’aereo, fissa nel vuoto il nulla per tre minuti e dopo va a noleggiare una macchina, per cui possiamo buttarci in mezzo anche un pezzo di vita on the road americana che al cinema tira sempre. Arriva a New York e con una cartina, non una cartina rizla, ma cosa andate a pensare, MA MAGARI, con una cazzo di cartina stradale cartacea, perchè è tra l’altro verosimilissimo che non abbia un satellitare, si districa agile e combattivo come ogni milanese di razza che si rispetti nel traffico daa grande mela, per arrivare bel bello a trovare la ragazza acidella. A sto punto potevano forse farsi mancare la possibilità di mostrare un po’ di macchiette terone italoamericane? ennò dai. E quindi vanno nel New Jersey, che a loro non piace, (MA MENO MALE!!!), a cena in un ristorante italiano, dove la controfigura del cuoco di Lilly e il vagabondo li accoglie cantando arie da operetta, brividoni diffusi e desiderio di un’entrata improvvisa di un gangster mafioso che risolva con una rapida sventagliata di mitra la situazione.

Siamo a questo punto arrivati alla fase consumazione-innamoramento del rapporto, e ve la risparmio. Immaginatevi qualsiasi commedia americana trasmessa dal canale sky passion, assortite un paio di scene a caso a New York (bacio sull’Empire State Building, passeggiata mano nella mano a Central Park, colazione in simpatico bistrot), togliete dal tutto il glamour e la patina di un film di Hollywood, ricordatevi che comunque c’è fabio volo, non hugh jackman, e più o meno ci siamo.

Sono passati quattro giorni, e arriva l’immancabile elemento dell’ammòre litigarello, d’altra parte non dimentichiamoci che lui sarebbe in trasferta a Buenos Aires per lavoro, non a New York a trombare, e va bene che è paraculo e furbetto, ma c’è un limite alle palle che tra tutti siam disposti a berci, in primis i suoi datori di lavoro che infatti lo licenziano. E quindi lui ritorna a Milano, e langue, gira, si aggira, e rompe più o meno i maroni a tutti, fintantochè un suo amico gli spara una boiata assurda sul vero amore per cui il nostro simpamico collione diventa realizzo che se una ti piace non la devi lasciare cribbio!, quindi salta su un aereo per nuova york (telefonare no eh?), sarebbe pure disoccupato ma un last minute si trova sempre dai, poi milàn l’è semper milàn, vuoi metter la malpensa fffiga?, atterra, va a casa dell’acidella, lei non c’è, lui entra, le scrive una lettera infilandola tra le pagine di un libro che hanno letto insieme, e RIPARTE (telefonare no eh?), perchè è normale no, l’amore non è bello se non è pendolarello, soprattutto da e per nuova york.

A questo punto ci sono dieci minuti, DIECI MINUTI, DIECI CAZZO DI MINUTI CRISTODIDDDDIO, in cui ci lasciamo alle spalle un film brutto e noioso per entrare nel vuoto assoluto di uno sceneggiatore lobotomizzato ma pure sadico tuttavia.

Nell’appartamento dell’acidella arriva una compagnia di traslochi, con l’incarico di imballare tutto tranne i libri per terra in quella scatola là, chè quelli vanno al macero. Sbatte la porta e OH, tristo destino, con un colpo di coda degno del miglior roland emmerich il libro con la lettera cade PROPRIO in quella scatola là. I traslocatori buttano la roba al macero, arriva un barbone, prende i libri e li porta a una bancarella dell’usato, passa la ragazza acidella SUSPANZ ma non vede il libro, orrore e raccapriccio negli spettatori soprattutto al pensiero di altri dieci minuti di sta storia imbarazzante, una tipa prende il libro MA butta la lettera nel cestino, e qua scatta la vera poesia, statemi attenti per piacere, la lettera s’invola come la piuma di forrest gump e svolazza quaellà per nuova york, finchè si posa ai piedi di un terone italoamericano che capisce tutto e va dritto all’azienda della ragazza acidella (perchè la lettera è scritta sulla loro carta da lettere nooo? ma sherlock gli fa una pippa, a questo), la quale, teh ma com’è tristo sto tristo destino, non lavora più lì ma a Chicago, comunque guardi non si preoccupi lei è uno sconosciuto che non sa chi sta cercando nè cosa ma non importa, le agevolo prontamente l’indirizzo di sta qua, figuriamoci nessun disturbo.

Vabbè poi da qua tutto fila via lissio in scioltezza: il simpamico collione RIPARTE per nuova york, (telefonare no eh?) perchè si scopre che nella lettera le aveva dato un appuntamento con ultimatum, genere Se mi vuoi dare ancora una possibilitè ci vediamo il giorno blah nel parco blaaaah, cosa che gli fa subito inimicare tutte le spettatrici che si intendano un minimo di commedia romantica, perchè da L’amore è una cosa meravigliosa a Scrivimi fermo posta a LA qualsiasi commedia con Meg Ryan o Julia Roberts noi la verità la sappiamo: l’appuntamento per salvare il rapporto porta sfiga, è assurdo, è una mazzata nei coglioni: qualcuno perde sempre un taxi o c’è traffico o non ha puntato la sveglia e insomma non ci sono cazzi: ci dobbiamo sucare altri dieci minuti del paraculo che aspetta l’acidella vagando nello stesso identico parchetto dove Tom Hanks rivela a Meg Ryan che è lui il suo corrispondente misterioso in C’è posta per te. Arriva pure il terone italoamericano, se ci potete credere, e forse sarebbe meglio di no.

Poi lei arriva di corsa, si guardano e finisce. Eh ma si dicono tante cose con quello sguardo, sapeste.

riso

 

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