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The Walking Dead, Serie 5 Episodio 10: THEM

Loro, Ezzi, inzomma. E la Fase Esistenziale.

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Puntata lenta ma non noiosa, soprattutto perchè hanno sagacemente evitato troppi dialoghi, dato che è oramai accertato che se questi parlano, il livello di intollerabilità alle boiate dello spettatore medio cresce a Defcon 2. Se invece contengono le panzane che gli sceneggiatori non riescono a non produrre, ci stiamo dentro, cari miei.

Dicevo, puntata tutto sommato sana, succede poco ma è anche normale dopo le due morti illustri appena (appena appena, si fa presto a dire appena, nella serie son passate tre settimane) addivenute.

Il gruppo stavolta lotta contro due nemici insidiosi e bastardelli, tre contando gli zombie che oramai in genere fanno poca paura, diciamolo: la depressione e la siccità.

Dividiamo i due nemici, saudagi e sete, e affrontiamoli in separata sede per vedere cosa si capisce durante la puntazia.

Gli uber depressed sono Sacha e Maggie, che hanno vicendevolmente perso fratello e sorella, e Daryl, che patisce la mancanza di Bettina. In realtà ci sarebbe anche Padre Gabriel il viscido che ha perso la fede, ma non ci interessa molto. In realtà neanche a Maggie, che lo mette subito a posto per benino spiattellandogli in faccia che è un codardo senza palle. Bene.

I tre major in grossa crisi si trascinano in giro strascicando i piedi e meditando, mentre a turno qualcuno del gruppo offre consiglio: Carol suggerisce a Daryl di sfogarsi, Michonne prova a dare a Sacha lezioni sul controllo della rabbia, Glen dice a Maggie che bisogna resistere, sono arrivati fino a lì combattendo, un motivo ci sarà.

Assì? ci sarà? Mboh, dice Maggie. Il tema in sè non è stupido, è l’onesta domanda di chi ha visto morire tutti i propri cari e viene infine a domandarsi se abbia senso andare avanti, solo per veder morire altra gente e poi infine comunque soccombere all’inevitabile. Carol più o meno suggerisce che c’è chi cede, e chi comunque non si arrende, è nella propria natura lottare o rassegnarsi. Rick punta molto sul gruppo, e infatti impedisce a Mullettone di sacrificarsi bevendo dell’acqua forse infetta perchè “non possiamo permetterci di perdere neanche una persona”.

Ma passiamo alla sete: la puntata si apre con il gruppo che arranca in cerca di scorte, non piove, non hanno neanche più benzina e devono andare a piedi. Qualcuno cerca acqua nei boschi, per esempio Daryl tira fuori un lombrico perchè adesso va sicuramente a pescare…no dunque un momento…eeeewk. Ochei ochei.

Gli altri trovano rane morte, carillon rotti, cani randagi oramai selvatici che potrebbero forse addomest…no dunque un momento…eeeewk. Ochei ochei. La carne è carne, se sa. Tenerne uno anche come esploratore barra difesa per la putea no eh? no niente, era un’idea.

Trovano anche una donna legata e imbavagliata rinchiusa nel baule di un’auto ove è probabilmente morta di orrida morte per poi ritrasformarsi in zombie, Maggie la guarda, decide di lasciarla lì, fa per andarsene, poi pensa a quello che deve aver patito la poveretta prima di morire da sola al buio in un baule di automobile e decide di ucciderla definitivamente.

Daryl trova un fienile, e trova anche che può spegnersi delle cicche di sigaretta sulla mano ma quell’altro dolore non passa tanto.

Continuano a camminare intanto, seguiti da un’orda di zombie, bella immagine che si fonde sotto l’afa dei sopravvissuti davanti che sono quasi indistinguibili dai mostri dietro, tanto gli manca vita, voglia di lottare, certezza di qualsiasi cosa.

Trovano un po’ di tutto insomma, ma acqua no. Veramente non è vero, perchè a un cetto punto trovano enne bottiglie belle allineate sulla strada, con un cartello che dice “Bevimi”. No vabbè il cartello dice Da un amico, che si sa insomma, dopo il Governor e Cannibal Holocaust ci sarà da fidarsah ah ah, no infatti, non fidiamoci. Per fortuna che interviene la Divina Provvidenza, e scatena un bel temporalone che però diventa rapidamente uragano, con tutti che trovano rifugio nel fienile di Darryl.

Qui tra un fuocherello e uno spezzatino di cane, Rick arriva al ragionamento che è alla base di the Walking Dead e che non era stato in effetti ancora sdoganato nella serie televisiva, mentre nel fumetto emerge abbastanza in fretta. Lo Sceriffo parte largo, spiegando di come suo nonno raccontasse di essere sopravvissuto durante la Seconda Guerra Mondiale semplicemente accettando di essere già morto. In questo modo si alzava, sbrigava i suoi doveri e andava in guerra, e alla fine di ogni giorno le memorie dell’altra vita non lo uccidevano. Sapeva di essere già morto, e teneva duro. Quando poi la guerra finì, semplicemente ricominciò a vivere. E quindi, spiega Rick, quello che dobbiamo fare è capire che un giorno torneremo a vivere: ma per adesso, siamo noi, the walking dead. Qui c’è tutto un battibecco inutile con Darryl che dice No non lo siamo. E Rick Essì. E no. Che due coglioni. Il messaggio per me rimane inalterato e veritiero, e spiegato meglio e senza battibecchi nel fumetto: siamo noi, i morti viventi.

Il discorso completo del fumetto è qua, e secondo me ha molto più senso:

“The second we put a bullet in the head of one of those undead monsters — the moment one of us drove a hammer into one of their faces — or cut a head off. We became what we are! And that’s just it. THAT’s what it comes down to. You people don’t know what we are.

We’re surrounded by the DEAD. We’re among them — and when we finally give up we become them! We’re living on borrowed time here. Every minute of our life is a minute we steal from them! You see them out there. You KNOW that when we die — we become them. You think we hide behind walls to protect us from the walking dead?

Don’t you get it? We ARE the walking dead! WE are the walking dead”.

Dopodicchè parte un attacco al fienile da parte di uno stramilione di biliardoni (cit. Rodari) di zombie, e spingono contro la porta del fienile e i nostri spingono di qua e minchia insomma ce la stiamo vedendo brutta ma BRUTTA e improvvisamente è l’alba e gli uccellini cinguettano e la natura si risveglia e i nostri si sono fatti un bel sonnellino.

Trallaltro io non avevo capito un chezz e pensavo che Maggie si fosse impazzita momentaneamente e avesse sognato tutto. E spiegate le cose no, cribbio?! ma dico io.

Vabbè insomma Sasha e Maggie escono e si scopre che la Divina Provvidenza è intervenuta pure stavolta, facendo cadere un tornado di proporzioni bibliche sugli zombie assedianti, che infatti sono spatasciati in orribili pezzi sparsi ovunque, sul fienile, sui rami, un pezzo qua, un arto là, un impalamento giù e uno smembramento su. Maddòòòòòòòò.

Le due vanno a vedersi l’alba, e Sasha chiede Perchè siamo qui? e Maggie risponde guardando il sole che sorge all’orizzonte: Per questo. Che è un po’ il motivo per cui loro continuano a vivere e noi a guardare il telefilm, tutto sommato.

Poi Maggie prova ad aprire il carillon rotto che Carl le ha regalato (Carl va bene che sei nella pubertà ma non devi provarci con la moglie di Glennino, comunque eh), perchè Darryl dice di averglielo aggiustato: e invece no, è rotto e bòn.

E SUDDENLY appare un guitto dal nulla, tutto bello pulito e paciarotto, dice che si chiama Aaron e che vuole parlare con Rick. E mentre le due lo fissano il carillon riparte. Abbè.

Ora io non ve lo voglio dire ma ve lo dico, Aaron al momento non me lo ricordo dai fumetti, me lo devo risfruculiare, PEEERO’ mi sento di dirvi ciò: Ci sarà da fidarsMUAHAHAHAHAHAHAH, dai, per cortesia.

E con questo a lunedì prossimo, cari i miei zombilli.

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