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Life on Mars

Ho preso il cofanello di Life on Mars, che parla di un viaggio nel tempo, non di robba fantascientifica.
Il protagonista è un detective della omicidi di New York che investito da un’auto si trova catapultato e catafottuto dai giorni nostri al 1973, in piena guerra fredda, capelloni, basette, LSD e pantaloni a zampa di elefante.
Al di là della storia in sè e per sè, (personalmente trovo un po’ noiosi i suoi tentativi di capire il perchè e il percome sia lì finito, e il suo domandarsi se sia vittima di un qualche esperimento alieno o se si trovi in coma o sailcazzo), io mi perdo in due particolari fondamentali anzi tre.
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Il più importante è la colonna sonora, MA DIBBRUTTO. E’ di altissimo livello, in ogni puntazia ci sono fior di canzoni, solo nella prima tanto per fare un esempio avanzano in formazione classica gli Stones e gli Who, e poi nelle altre Humble Pie, Cream, Kinks e David Bowie (sua è peraltro la canzone che da’ il titolo alla serie), Sly and the Family Stone e Cat Stevens, e ve ne sto dicendo solo la metà.
Ma apparte la musica e le canzoni, vi sono infinite citazioni e rimandi rockenrolla: i negozi di musica che rigurgitano vinile e cassette, il protagonista che in un locale si imbatte in Jim Croce e si esalta, e io con lui, la radio che una mattina annuncia il nuovo concerto di Elvis in programma a breve.
Così.
E il protagonista si lamenta pure del tempo in cui si trova rispetto al 2008, per dire.
COLLIONE!!!
Io da quella scena ho preso derive preoccupanti, tipo Cazzo 1973, cazzo il Cafè Wha, Asbury park, minchia i concerti dei primi due album, CAZZO NON E’ NEMMENO USCITO BORN TO RUN. Vi immaginate essere al posto del protagonista del telefilm? minchia.
Da lì non mi son più tenuta, e comunque anche non volendo pensare a Bruce, ma se mi metto a elencare i gruppi e i concerti che uno/una potrebbe vedersi trovandosi nel 1973, rispetto soprattutto al vuoto cosmico che ci affligge ai nostri giorni, potrei cadere in una depressione assoluta, ma non lo faccio perchè obnubilata dallo splendore di cotale prospettiva.
SIGH.
Il punto due di rilievo è l’ambientazione.
Io non ho mai amato gli anni 70 come moda e tematiche, e gli hippies mi hanno sempre fatto pure un po’ cacare, a dire il vero.
Ma vi sono molte cose che meritano, in questa visione di quel mondo così lontano, temporalmente sono solo trentacinque anni suppergiù, ma culturalmente sembra davvero di guadare la vita su Marte: vi è la tecnologia che manca e rende il tutto di una tristezza infinita, sì è un commento superficiale e frivolo, ma Gesù vivere in un mondo in cui negli uffici le lettere si battono a macchina e se sbagli vai di correttore sbianchetto è triste, faticoso e brutto. Per non parlare dell’assenza dei cellulari, dei cd e dei dvd, dei piccì e anche del GPS e di internet, Sì dice ma i veri valori sono altri, certo che sono altri, ma la comodità pure abita decisamente altrove, in questo caso.
Poi ci sono anche delle considerazioni sociali, i diritti dei gay e delle donne conquistati poi negli anni sono lontanissimi nel 1973, e ciò è stranamente confortante: sapere che appena trent’anni fa per un omosessuale o per una donna in carriera essere presi sul serio come persone era addirittura impensabile da’ tutto un altro sapore alle tristezze di questo nostro mondo -diciamo- civilizzato. E’ peraltro deprimente vedere che determinati valori e convinzioni sono scomparsi chissà dove: alla prima apparizione delle Pantere Nere non puoi fare altro che chiederti Ma dove sono ora, ma che è successo, perchè vi siete persi, ma QUANDO?
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Il punto tre è che il protagonista è passabile, i comprimari tengono (ah uno è il mai dimenticato Christopher Moltisanti dei Soprano) e gli ospiti sono sempre di buon livello, da Whoopy Goldberg a Lisa Bonet; poi entra in scena Harvey Keitel che sarebbe in teoria il co-protagonista, dice una singola battuta e con una sola apparizione si mangia tutti gli altri in un boccone, ed è così bravo, ma così bravo, ma così, che si piazza lassù in alto irraggiungibile guardando giù in basso verso gli altri, e se la ride, e si vede pure.mars_3
Sam Tyler: (typing on an old manual typewriter) Stupid analog piece of crap machine
Lieut Hunt: You know something, Tyler? You’re not so special. We all go crazy at some point. Happens to every cop who gives a crap about what he does. That’s why we’re alcoholics. That’s why our women leave us. We’re broken toys. What makes us different from those folks in the psych ward … We keep each other sane. That’s what it’s about. Any decent precinct house … We keep each other sane.
PS la serie di cui parlo è il remake americano di un telefilm prodotto dalla BBC, ambientato ovviamente a londra invece che a New York, e anche lì mi sa che c’è del gran materiale.
Recupererò.
Ps del PS. Non andate a curiosare su Wikipedia, perchè spoiliera dibbrutto il finale, dopo solo due righe.
Avvisati siete!!!
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